Messina, 18 ago – Un rito mai cambiato negli anni quello che oggi si celebra a Mistretta (Me) che il 18 agosto, celebra il suo Santo Patrono. La festa si svolge due volte l’anno: il 20 gennaio e il 18 agosto. La prima data è il giorno in cui la chiesa ricorda San Sebastiano, mentre la seconda, il 18 agosto, è stata introdotta per consentire agli emigranti del paese di tornare per le ferie estive e partecipare alla festa. Il 18 agosto la processione raggiunge gli apici di folklore e religiosità. Per la festa “ranni” o la festa “di vutu”di agosto il paese si riempie; anche i mistrettesi che risiedono altrove tornano quasi tutti, specialmente se sono purtanti, cioè deputati al gravoso ma atteso compito d i stari sutta ‘a vara. In mattinata si svolge il giro dei Miracoli. Il Comitato, accompagnato dalla banda musicale e con in testa lo stendardo processionale che viene tenuto ben teso da due bambini, compie un giro per il paese che prevede u n itinerario sempre diverso, secondo l’anticipata prenotazione dei fedeli che offrono gli ex-voto e per agevolare il ritiro degli stessi. In genere questi sono costituiti da oggetti d’oro e da singolari cere di grandi dimensioni appositamente prodotte a Mistretta; si forma così una processione che si reca ufficialmente in chiesa per la consegna al Santo delle promesse. Prima dell’imbrunire inizia la processione. La pesante vara di legno massiccio e oro su cui è posta la statua del Santo, è portata da 60 devoti rigorosamente a piedi scalzi e con il relativo posto assegnato, spesso tramandato da padre in figlio. Il fercolo del Patrono , nella sua corsa per tutto il perimetro della città, viene preceduto da una varetta sostenuta da giovani, che contiene le reliquie di San Sebastiano ed è piena di ceri, simbolo di grazie ricevute raccolti in mattinata. Il percolo, realizzato nel 1610 dai fratelli Li Volsi, è in perfetto stile barocco. Alla base ci sono dei riquadri che illustrano la vita ed il martirio del Sant. La processione viene seguita con devozione da centinaia di persone provenienti anche dai paesi vicini e, soprattutto dai tanti emigrati che in estate tornano anche per ritrovare i riti della loro infanzia. (Com)