Baghdad, 20 lug – Hanno fatto irruzione in una casa abitata da una famiglia e hanno ucciso a sangue freddo una donna che aveva in braccio il suo ultimo figlio, Yousif, di appena due mesi. Lo scorso 12 luglio nella città di Samara, tra Baghdad e Mosul, tre uomini hanno lasciato orfani sette bambini di una famiglia cristiana. E’ soltanto l’ultimo degli episodi di brutale violenza subita dalla comunità dei cristiani in Iraq. Un genocidio “silenzioso”, latente, quasi collaterale alla guerra che ogni giorno provoca decine di vittime. Un crimine quotidiano forse poco documentato dai mass media. A denunciare gli episodi di violenza sui cristiani, la persecuzione dei sacerdoti, rapiti e uccisi, e la distruzione dei luoghi di culto è il blog www.baghdadhope.blogspot.com. L’oppressione riguarda tutti, dai cattolici agli ortodossi, agli anglicani. Il 3 giugno scorso, davanti alla Chiesa del Santo Spirito, il parroco, padre Raghiid Ganni, 35 anni, e tre subdiaconi, sono stati uccisi a Mosul dopo la funzione pomeridiana. Padre Gianni è stato il primo sacerdote cattolico a essere ucciso in Iraq ma non il primo in assoluto: l’11 ottobre 2006 Polis Iskandar, 52 anni, sacerdote siro-ortodosso, è stato ritrovato decapitato a Mosul a due giorni dal suo rapimento, mentre un mese e mezzo dopo, il 26 novembre scorso, è stato ritrovato ucciso da un colpo di pistola alla testa il reverendo anglicano Monthir Al Saqa, 69 anni. Quasi all’ordine del giorno sono anche i rapimenti dei sacerdoti, molto diffusi a Baghdad, dove, sempre secondo “Baghdadhope” si sono verificati almeno otto casi negli ultimi dodici mesi. La comunità cristiana non è soltanto vittima di rapimenti e omicidi. Lo scorso 26 giugno, due coniugi, George Yousif Jajjo (74 anni) e Laila Yacoub Hermis (68 anni) sono morti a causa della mancanza di cibo, di acqua e di farmaci.
Nella città di Dora, nel distretto di Al Hadar, vivevano soli, assediati, immobilizzati dal terrore. Una cerimonia funebre a loro dedicata si è tenuta lo scorso 8 luglio anche nella chiesa caldea di Mariuhana, a Sodertalje, la cittadina svedese a sud ovest di Stoccolma dove nel solo 2006, ricorda il sito “Baghdadhope”, ben 1.000 dei 9.000 iracheni cristiani rifugiatisi in Svezia l’anno scorso si sono stabiliti. A Baghdad esiste la Fondazione per il soccorso e la riconciliazione in Medio Oriente, presieduta dal canonico Andrew White, vicario della chiesa anglicana di San George. White, che lavoro in “ciò che è rimasto”, dice il sito, di quella chiesa, circondata da filo spinato dal momento della caduta del regime di Saddam Hussein, ogni domenica compie un viaggio. Vestito con il giubbotto antiproiettile e l’elmetto, e con addosso la Croce di Chiodi della Cattedrale di Coventry, viene scortato dalla “Zona verde” alla chiesa dalle Forze speciali. Nei mesi scorsi ben cinque laici che lavoravano per la sua chiesa, più volte bersaglio di attacchi, sono stati uccisi: “La gente spesso chiede cosa può fare per aiutarci e le risposta è che abbiamo bisogno di denaro per comprare cibo – ha scritto in un recente appello rivolto alla comunità internazionale – Non abbiamo bisogno di altri orsacchiotti, sono carini ma non aiutano i bambini. Non abbiamo bisogno di altre Bibbie, ne abbiamo già abbastanza. La gente guarda le Bibbie e dice: ‘Non possiamo mangiarle’. Abbiamo bisogno di denaro per il cibo e per pagare gli affitti, le nostre risorse sono insufficienti. Centinaia di cristiani – denuncia White – dormono nelle chiese perché hanno dovuto lasciare le proprie case. Ventisette persone della nostra comunità sono state rapite, non abbiamo i soldi per pagare i riscatti e perciò saranno uccise”.