Francoforte, 10 ott – L’editoria italiana sta dimostrando la capacità di proporre sul mercato domestico, ma anche su quello internazionale, autori di libri nei diversi ambiti della manualistica, della saggistica, della stessa narrativa (si pensi agli autori di gialli e noir italiani) che non molti anni fa non c’era. “Cambia quindi la parola d’ordine dell’editoria italiana: un po’ meno consumatrice di bestseller d’Oltralpe ma sempre più attenta alle nuove produzioni tutte italiane”, ha detto il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Federico Motta dalla cornice della 59ma edizione della Buchmesse di Francoforte. Un appuntamento significativo anche per fare il punto sullo stato dell’editoria italiana. Una prima osservazione riguarda le traduzioni, che sono sempre meno. Il 22,2% delle opere pubblicate è tradotto da lingue straniere (fino a quattro-cinque anni fa questo valore si attestava stabilmente al 24-25%): in primis dall’area di lingua inglese (per il 54,5%) e francese (12,8%), seguite da “lingue slave”, “altre lingue” e “più lingue” (1,8%), che rappresentano – con il 7,8% complessivo – la terza “area” di traduzione dell’editoria italiana. Se si considera anche lo spagnolo (3%), e quindi anche le letterature del continente sud americano, si scavalca il tedesco (7,9%). Sta crescendo però l’interesse degli editori (e del pubblico) verso letterature e culture appartenenti a Paesi diversi: