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CINA: TRA MODERNITA’ E TRADIZIONE, SI APRE IL CONGRESSO DEL PARTITO

it@withub.it by it@withub.it
15 Ottobre 2007
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Pechino 15 ott – Nei cartoni animati accade spesso che un personaggio, scavando profondissimamente sotto ai suoi piedi, finisca per sbucare in Cina. Ovvero – è il senso della gag – dall’altra parte del mondo. In realtà, a ben vedere, la Cina non è solo agli antipodi della terra ma è piuttosto, letteralmente, un “altro mondo”. Con una popolazione di 1.313.973.713 abitanti, con 11.000 chilometri di coste, 15.000 chilometri di frontiere terrestri e 9.560.000 chilometri quadrati di superficie, il dragone rosso rappresenta realmente una dimensione altra rispetto alle coordinate politiche, culturali e sociali cui siamo abituati. Ed in un mondo divenuto sempre più piccolo, il colosso asiatico rappresenta la vera chiave di volta della politica prossima ventura. “Tutte le questioni relative all’equilibrio mondiale trovano la loro risposta a Pechino”, diceva non a caso il grande geopolitico austriaco Jordis von Lohausen. In quest’ottica, un evento centrale della vita politica cinese come il 17esimo congresso del Partito comunista, che è iniziato oggi e si concluderà il 21 ottobre, assume un importanza di risonanza globale. Il congresso è la manifestazione politica più importante del paese e si svolge ogni cinque anni. I delegati sono 2.213 e proverranno da ogni angolo della Cina per eleggere il nuovo Comitato centrale del partito, di 350 membri. Subito dopo la chiusura del congresso, il comitato sceglierà i membri dell’ufficio politico e questi, a loro volta, eleggeranno il “comitato permanente”, considerato il vero governo della nazione. La manifestazione si è aperta alle nove locali (le tre di notte in Italia) all’interno del Palazzo del popolo, nel centro della capitale cinese, presso piazza Tien an men. Il presidente del parlamento, Wu Bang Guo, ha dato ufficialmente il via all’evento, dopodichè è scattato l’inno nazionale e poi, in un tripudio di bandiere rosse e gigantesche falci e martello, Hu Jin Tao, segretario generale del partito, è stato invitato a pronunciare il rapporto al congresso. Sulla rielezione del numero uno del partito per altri cinque anni non ci sono dubbi. I candidati ad entrare nel comitato permanente, secondo le indiscrezioni, sarebbero: Li Ke Qiang, Xi Jin Ping, He Guo Qiang e Zhou Yong Kang. Il discorso di apertura di Hu Jian Tao è stato piuttosto significativo. L’agenzia di stampa “Xinhua”, la voce ufficiale del governo, fa notare come la parola “democrazia” sia stata citata oltre 60 volte. Importanti le prese di posizione sulla eterna questione di Taiwan: “Invitiamo – ha detto Hu – a mettere realmente fine alle ostilità con consultazioni condotte sulla base di una Cina unica, a pervenire a un accordo di pace e a stabilire così un quadro che sostenga lo sviluppo pacifico tra le due parti”, aggiungendo però che “la sovranità e l’integrità territoriale della Cina non tollereranno la divisione”. Importanti anche le prese di posizione sulla politica ambientale, che chiudono con lo sviluppo sfrenato e selvaggio dell’era Jiang Zemin. “La nostra crescita economica – ha detto il numero uno di Pechino – viene realizzata con costi troppo alti in termini di risorse e di impatto ambientale. Lo sviluppo nelle aree metropolitane e quello nelle zone rurali resta sbilanciato e ampio è anche il divario tra economia e società”. La soluzione proposta da Hu Jin Tao non comporta comunque nessun cambiamento sostanziale dell’assetto politico cinese. Il futuro della Cina, ha rassicurato anzi il segretario del partito, resterà luminoso finché il partito sarà al potere. La centralità del partito viene ribadita con forza, sottolineando che la Cina dovrà avere una “visione scientifica dello sviluppo” per continuare a crescere creando una “società armoniosa”. Contraddizioni insanabili, si dirà. Del resto “contraddizione” è una delle parole centrali del marxismo, che Mao tradusse con un termine che unisce gli ideogrammi di “scudo” e “lancia” prendendo spunto da una leggenda cinese per cui in una battaglia un guerriero dalla lancia invincibile si scontrava con uno dallo scudo impenetrabile. Un esempio significativo di quanto le categorie occidentali valgano in modo relativo nel contesto culturale cinese. Se non fosse tremendamente importante per gli equilibri del pianeta, lo stesso congresso sarebbe interessante anche solo da un punto di vista “culturale” o “antropologico”. E’ interessante vedere, ad esempio, come elementi arcaici, moderni e postmoderni finiscano per miscelarsi nella ritualità politica di questo anomalo paese che si va sempre più globalizzando in nome di Mao e con Confucio nel cuore.


(Asc/Deg)

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