Roma, 7 nov – Secondo il rapporto di ottobre di Fortress Europe, almeno 296 migranti e rifugiati sono morti lungo le frontiere dell’Unione europea nello scorso mese. Più di 200 dispersi al largo delle isole Canarie, in Spagna, 51 vittime nel Canale di Sicilia e in Calabria e 33 morti nel mare Egeo, tra la Turchia e la Grecia. Almeno 1.343 i morti dall’inizio dell’anno. Si tratta dei soli morti registrati dai giornali, perché Fortress Europe non è altro che una scrupolosa rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 11.167 morti, di cui 3.912 dispersi. Sono soprattutto naufragi, ma anche incidenti stradali di tir carichi di uomini nascosti insieme alle merci. Nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico verso le Canarie sono annegate in questi anni 7.588 persone. Quasi la metà delle salme (3.912) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia le vittime sono 2.481, tra cui 1.522 dispersi. Altre 64 persone sono morte navigando dall’Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall’Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, sono morte almeno 3.584 persone di cui 1.723 risultano disperse. Nell’Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 766 migranti, tra i quali si contano 402 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l’Albania, il Montenegro e l’Italia, negli anni passati sono morte 553 persone, delle quali 250 sono disperse. Inoltre, almeno 587 migranti sono annegati sulle rotte per l’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano. Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche sui mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container. Ma anche qui le condizioni di sicurezza restano bassissime: 140 le morti accertate per soffocamento o annegamento.