Roma, 3 dic – Un Paese di automobili, troppe emissioni di
anidride carbonica, siccità e lontano da un vero sviluppo sostenibile. Nel
giorno in cui a Bali, in Indonesia, si apre la 13esima Conferenza sul clima
organizzata dall’Onu e l’Australia, uno dei Paesi con la più alta produzione di
gas nocivi al mondo, annuncia la sua adesione al protocollo di Kyoto, l’Italia
fa i conti con il suo clima e il ministero dell’Ambiente lancia, insieme a
Lazio, Puglia e Calabria, una task force guidata dal premio Nobel Carlo Rubbia per
sostenere l’energia solare. Secondo il rapporto quinquennale dell’Issi
(Istituto sviluppo sostenibile Italia), dal 2000 al 2005, a fronte di una
crescita economica bassa se non nulla, nel nostro Paese c’è stato un
peggioramento grave delle emissioni di gas serra e un aumento della temperatura
con conseguente prolungamento dei periodi di siccità e lento scioglimento dei
ghiacciai. Tanto per fare un paragone, nello stesso periodo, altri tre Paesi
europei come Francia, Gran Bretagna e Germania hanno invece registrato una
crescita economica maggiore e una parallela diminuzione delle emissioni di gas
nocivi. “Il 2006 non rappresenta affatto un cambiamento di tendenza per l’Italia
– ha aggiunto il curatore del rapporto Edo Ronchi – nel quinquennio preso in
esame c’è stato un netto allontanamento dell’Italia da uno sviluppo sostenibile”.
Ciò che invece ci viene chiesto con forza dall’Unione Europea, le cui politiche
mirano a una diminuzione dei consumi energetici del 20% entro il 2020. Che la
crisi climatica nel nostro Paese fosse peggiore che in altri Paesi europei, lo
si era capito già leggendo il rapporto dell’Eurobarometro, secondo cui gli
italiani sono i cittadini europei che utilizzano di più le automobili evitando
invece i mezzi pubblici. Un segnale positivo arriva però dal ministero
dell’Ambiente che ha presentato oggi una task force per l’energia termodinamica,
agli ordini del Nobel per
Fisica
le prime regioni italiane disponibili a ospitare impianti solari termodinamici.
“L’idea – ha spiegato il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio – è di
arrivare entro qualche anno a dieci centrali. L’Italia deve rincorrere, ma può
recuperare il terreno perduto rispetto al resto d’Europa promuovendo aziende e
imprese fotovoltaiche e termodinamiche. In tal senso, abbiamo avviato rapporti
con Spagna e Germania, nazioni disposte a collaborare per aprire un orizzonte
operativo di ampio raggio, che potrebbe coinvolgere anche i paesi nordafricani”.
“Il termodinamico, del resto – commenta Rubbia – offre indubbi vantaggi. Questo
segmento ha proseguito il Nobel – ha caratteristiche che assicurano
l’erogazione di decine di megawatt, qualcosa di simile al nucleare, per
intenderci. I costi degli impianti, fra l’altro, saranno ammortizzarti nel giro
di pochi anni dai parametri particolarmente vantaggiosi che garantiranno un
sistema capace di autosostenersi. Le previsioni, in tal senso, sono
confortanti: intorno al 2015 i costi saranno assolutamente competitivi anche
rispetto all’energia fossile”.