New York, 10 dic – La musica non conosce barriere né confini. Lo si è detto tante volte per celebrare occasioni memorabili come quella annunciata oggi dallo statunitense Zarin Mehta, presidente della New York’s Philarmonic Orchestra che il prossimo 26 febbraio terrà uno storico concerto a Pyongyang, capitale della Corea del Nord. La Casa Bianca si scontra dal 2002 con i vertici politici nordcoreani su una questione del tutto simile a quella che divide Stati Uniti e Iran: le ambizioni nucleari del Paese comunista e più di una volta la tensione tra Washington e Pyonyang, impegnate anche in difficili negoziati per trovare una soluzione condivisa, è stata al centro delle preoccupazioni di tutta la comunità internazionale. Per questo il prossimo concerto della Orchestra Filarmonica di New York nel Paese comunista è considerato un fatto di eccezionale importanza, ancora di più perché è stato proprio il ministro della Cultura nordcoreano ad invitare ufficialmente i musicisti statunitensi lo scorso mese di agosto. Gli Stati Uniti hanno spesso utilizzato la musica per aprire un varco nei rapporti diplomatici con i Paesi comunisti. E’ successo nel 1973, quando la Philadelphia Orchestra ha suonato a Pechino subito dopo la storica visita di Nixon in Cina e ancora nel 1956 quando la Boston Symphony fu la prima a suonare nell’Unione Sovietica. Dove non arriva la politica arriva la cultura.
(Clr/Pap)