Roma, 1 feb – L’Italia riparte dall’Irlanda. A un anno di
distanza dalla gara persa al Flaminio, che chiuse il miglior Sei Nazioni della
storia del rugby italiano, con tanto di festa in Piazza del Popolo, gli azzurri
della palla ovale si trovano nuovamente di fronte alla nazionale del trifoglio
per il match inaugurale dell’edizione 2008 del torneo. E’ passato appena un
anno, si diceva, eppure nel mezzo c’è una serie infinita di cambiamenti, sia su
un versante che sull’altro. A Croke Park, domani, a fare gli onori di casa ci
sarà una squadra ferita da un mondiale ampiamente al di sotto delle aspettative
e con tanta voglia di rivalsa. Facile pensare che O’Driscoll e compagni abbiano
mille e una motivazione per iniziare il Sei Nazioni con l’acceleratore
schiacciato. La squadra, negli uomini, è cambiata poco: troppo forte quel
gruppo che, oltre al talentuoso capitano, vanta uomini del calibro di Dempsey,
D’Arcy e del cecchino O’Gara per farsi venire in mente rivoluzioni di sorta.
Dovrà cambiare lo spirito, provando a riportare a Dublino lo spirito vincente
caratteristico dei verdi. Detto degli avversari, l’analisi di casa Italia è
decisamente più complessa. L’era Berbizier si è chiusa con l’amaro in bocca di
un mondiale chiusosi troppo presto per un calcio fuori di Bortolussi e senza
subire alcuna meta nel 18-16 incassato dalla Scozia. E con il tecnico francese,
che ha comunque tenuto a battesimo il periodo più vincente del rugby italiano,
è andato via anche Troncon, l’eroe del Sei Nazioni 2007, che ha deciso di dire
basta, lasciando negli occhi di tutti la sua immagine in lacrime al termine
della beffarda sconfitta mondiale contro Patterson e soci. Gli uomini della
rifondazione sono il ct anglo-sudafricano Nick Mallett e Sergio Parisse, già nel
gruppo storico azzurro, ma questa volta investito del ruolo di capitano e
chiamato a fare quel salto di qualità – caratteriale, più che tecnico – che
possa consacrarlo tra i grandi del rugby mondiale. Tra infortuni e scelte
tecniche del ct, novità in squadra ce ne sono a bizzeffe: mancano Griffen, Pez,
De Marigny e Bortolami. Domani, dunque, il XV azzurro vedrà una linea di
trequarti collaudata, con David Bortolussi estremo, Gonzalo Canale e Mirco
Bergamasco a formare la cerniera dei centri e Kaine Robertson e Pablo Canavosio
come ali. Completamente inedita la mediana, con il jolly Andrea Masi
all’apertura e con l’esordio dal primo minuto di Pietro Travagli, mediano di
mischia, che torna in nazionale a oltre tre anni dalla sua seconda e ultima
apparizione, a Roma, contro
Nuova Zelanda
discosta da quella scesa in campo a Saint Etienne contro
Mauro Bergamasco e Josh Sole flanker. In seconda linea Carlo Del Fava farà
coppia con Santiago Dellapè, mentre in prima Martin Castrogiovanni, alla cinquantesima
presenza, a destra e Andrea Lo Cicero a sinistra, comporranno la linea con il
tallonatore e capitano del Cammi Calvisano Leonardo Ghiraldini, alla prima
apparizione da titolare al Sei nazioni e sin qui in campo dall’inizio solo
nell’incontro iridato di Parigi contro il Portogallo dello scorso 19 settembre.
In panchina Festuccia, Perugini, Reato, Zanni, Marcato, Galon e Cittadini,
convocato in extremis dopo il forfait di Carlos Nieto che ha dovuto rinunciare
a causa di un grave lutto in famiglia. Gli spunti di interesse dunque non
mancano di certo, soprattutto per capire quanto e come la crescita azzurra,
iniziata con Kirwan e proseguita con Berbizier, possa continuare, magari
cominciando proprio da domani a riequilibrare quel 12-3 impietoso che racconta
di uno scontro diretto – quello tra Irlanda e Italia – che almeno nel computo
delle vittorie lascia poche possibilità di replica.
(Gco)