Roma, 11 feb – Non è stato un avvelenamento da arsenico a
uccidere Napoleone a Sant’Elena. Lo afferma un nuovo, meticoloso esame svolto
dalle sezioni dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) di
Milano-Bicocca e Pavia, assieme alle Università degli Studi di Milano-Bicocca e
Pavia. I fisici hanno utilizzato il piccolo reattore nucleare dedicato
esclusivamente alla ricerca dell’ateneo pavese, mettendo in campo tecniche
messe a punto per un esperimento – chiamato “Cuore” – in preparazione ai
Laboratori Nazionali del Gran Sasso. La ricerca, che verrà pubblicata sulla
rivista “Il Nuovo Saggiatore”, è stata compiuta su diversi tipi di capelli.
Sono stati presi infatti campioni prelevati da Napoleone Bonaparte fanciullo in
Corsica, durante il suo esilio nell’isola d’Elba, nell’isola di Sant’Elena il
giorno della sua morte (5 maggio 1821) e in quello successivo (6 maggio 1821).
Assieme a questi, sono stati utilizzati anche capelli prelevati dal Re di Roma
(il figlio di Napoleone) negli anni 1812, 1816, 1821, 1826 e infine altri
prelevati all’Imperatrice Josephine alla sua morte nel 1814. I capelli
provenivano dai musei Glauco-Lombardi di Parma, Malmaison di Parigi e dal Museo
Napoleonico di Roma. Assieme a questi capelli “storici”, si sono esaminati, per
comparazione, anche dieci capelli di persone attualmente viventi. I capelli
sono stati inseriti in capsule e quindi inseriti nel “core” del reattore
nucleare di Pavia. La tecnica usata è quella della “attivazione neutronica” che
ha due enormi vantaggi: da un lato, infatti, non è distruttiva e dall’altro
permette di ottenere risultati di grandissima precisione anche su campioni di
piccolissima massa quali i capelli umani. I ricercatori hanno stabilito in
questo modo la presenza di arsenico in tutti i capelli esaminati. Si cercava
questo elemento perché da decenni diversi storici, scienziati e scrittori hanno
avanzato l’ipotesi che Napoleone fosse stato avvelenato dai suoi carcerieri a
Sant’Elena durante la sua prigionia seguita alla sconfitta di Waterloo. Gli
esami hanno riservato alcune sorprese. La prima, è che il livello di arsenico
presente in tutti i capelli di due secoli fa supera di ben due ordini di
grandezza (cioè cento volte) il valore medio riscontrato nei capelli odierni. I
capelli dell’Imperatore, infatti, presentavano un valore medio di presenza
dell’arsenico attorno a dieci parti per milione, mentre i capelli dei nostri
contemporanei raggiungevano un valore attorno al decimo di parte per milione.
In altre parole, l’ambiente nel quale erano immerse le persone agli inizi dell’Ottocento
portava evidentemente alla ingestione di quantità di arsenico che oggi
riterremmo pericolose. La seconda sorpresa riguarda la differenza della
concentrazione di arsenico tra il Napoleone ragazzo e i suoi ultimi giorni a
Sant’Elena. Per i ricercatori, e in particolare per i tossicologi che hanno
partecipato allo studio, è evidente che non si può parlare in questo caso di
avvelenamento, ma di un costante assorbimento dell’arsenico.
(Cog)