Roma, 3 mar – Sono oltre 1,2 milioni, sono più diffuse al
Centro-Sud, operano preferibilmente nel commercio, in agricoltura e nei servizi
alle persone, dove guidano un’impresa su due, ma soprattutto crescono due volte
più della media nazionale a testimonianza del fatto che se il mondo del lavoro
fa fatica a offrire opportunità adeguate, le donne italiane comunque non si
sentono da meno dei loro compagni uomini e dimostrano una voglia di
affermazione anche superiore, decidendo di avviare una propria attività
economica indipendente. Sono le imprenditrici italiane fotografate
dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile 2007, l’indagine semestrale
realizzata da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle
Camere di Commercio. In che settori crescono? Un po’ ovunque: non solo nelle
attività più tradizionalmente esercitate dalle donne – come il commercio, la
cura della persona e l’istruzione – ma anche e in modo crescente nei servizi:
dai servizi alle imprese (intermediazione immobiliare, informatica, ricerca:
+4,5% nell’anno), alla ristorazione e all’accoglienza (+1,9%), senza trascurare
attività più “maschili” come le costruzioni (+7,5%) o i trasporti (+1,8%). Pur
rimanendo consistente (quasi 260mila imprese, più del 20% del totale delle
imprese femminili), si va invece lentamente riducendo la quota di imprese rosa
nell’agricoltura (-2,3% nei dodici mesi del 2007). In termini relativi, l’area
a più alta concentrazione di imprenditrici donne si conferma il Mezzogiorno
(457.189 imprese, il 26,6% del totale delle imprese attive dell’area), seguita
dal Centro dove le imprese femminili sono il 25,2% del totale. In termini
assoluti, invece, è il Nord-Ovest (con 307.423 imprese) ad occupare la seconda
posizione dopo il Sud. Guardando alle variazioni rispetto all’anno precedente,
tuttavia, il Mezzogiorno appare l’area meno dinamica del Paese (solo +0,17%),
mentre è il Centro (+1,8%) ad esprimere con maggior forza l’espansione delle
imprese femminili nel tessuto imprenditoriale nazionale. Lazio (+2,83%), Marche
(+2,01%) ed Emilia-Romagna (+1,28%) le regioni più dinamiche. Molise (-1,8%),
Friuli Venezia Giulia (-1,15%) e Calabria (-0,91%) quelle in cui si registrano
le flessioni più significative, in buona parte determinate dal calo complessivo
delle attività nell’agricoltura, particolarmente numerose in queste regioni.
Tra le province, in termini assoluti le capitali rosa sono Milano (69.192
imprese), Roma (61.584), Napoli (59.725), Torino (47.809) e Bari (30.530).
Rispetto al 2006, chi ha fatto meglio sono state Enna (+8,5%), Roma (+4,5%),
Prato (+4,2%), Parma (+2,8%) e Pesaro-Urbino (+2,7%). Da notare che le 2.801
imprese in più di Roma hanno determinato il 34% di tutto il saldo annuale.
Reggio Calabria (-4%), Viterbo (-3%), Pordenone (-2,4%), Agrigento e Campobasso
(entrambe con –2%), le province che hanno fatto segnare i passi indietro più
significativi.
(Deg)