Roma, 3 apr – A sei mesi dalla conclusione del corso il 67%
dei dottori di ricerca del Mezzogiorno ha un’occupazione, il 51% lavora
all’Università, cliniche universitarie o enti di ricerca. Tra chi ha trovato un
impiego in un’azienda privata (14%), un quarto opera nel settore ‘Ricerca e
sviluppo’. Il 40% dei dottori è comunque impegnato in attività di ricerca e
sviluppo sperimentale. Questi alcuni dei dati che emergono dall’indagine
condotta dall’Isfol (Struttura nazionale di valutazione Fse) e commissionata
dai ministeri dell’Università e della Ricerca e del Lavoro per sapere quali
sono gli effetti degli investimenti Fse che finanziano dottorati e master volti
al rafforzamento del potenziale umano nella ricerca, nella scienza e nella
tecnologia nel sud del paese per creare “capacità autonoma di sviluppo” nel
Mezzogiorno. L’indagine, i cui risultati sono raccolti nel volume “Gli esiti
occupazionali dell’alta formazione nel Mezzogiorno. Indagine placement sugli
interventi cofinanziati dal Fse nell’ambito del Pon Ricerca 2000-
caratteristiche del lavoro trovato da dottori di ricerca e laureati con master,
a sei mesi dal conseguimento del titolo post laurea. In Italia, secondo i dati
Istat, i dottori di ricerca sono 71 su un milione di abitanti: un numero
esiguo, se paragonato a quello di Svezia (381), Germania (505), Gran Bretagna
(241), Francia (176), Spagna (160). Pochi ma dalle prospettive buone: il 67% è occupato
a sei mesi dalla chiusura del corso anche se la tipologia contrattuale e la
remunerazione non premiano chi studia di più. Solo il 30% dei dottori di
ricerca ottiene infatti un contratto a tempo indeterminato, il 20% a tempo
determinato, mentre la metà ha un contratto atipico. Lo stipendio, inoltre, è
molto vario: si va dai 973 euro di chi resta all’università, ai 1.800/1.900 di
chi lavora in un policlinico o clinica universitaria o in ospedale, passando
per i 1.103 per chi insegna in istituti scolastici,
azienda privata, 1.300 di chi è nella pubblica amministrazione. Per quanto
riguarda la mobilità geografica, tra i dottorati il 16% circa degli occupati ha
trovato lavoro al di fuori della regione in cui risiedeva quando si è iscritto
al corso. Circa la metà di questi ha trovato lavoro in una regione del
centro-nord (8,1%), il 4,6% in una regione del Mezzogiorno diversa da quella in
cui risiedeva e il 3,5% all’estero. La maggior parte di coloro che si sono
spostati all’estero lavora presso un’università (50%). Nel centro-nord ci si
sposta invece prevalentemente per lavorare in un’impresa privata (48,5%). I
risultati dell’indagine ci dicono che l’incontro tra privato e alta formazione
è ridotto ma possibile nel Mezzogiorno: se da un lato, infatti, solo il 14% dei
dottori di ricerca trova lavoro in un’impresa privata, un quarto di questi è
inquadrato nel settore “Ricerca e sviluppo”.
(Caf)