Londra, 18 apr – E’ finalmente approdato on-line “Thread”,
il primo ethical fashion magazine della BBC. Che promette di tenere sempre
aggiornati i fashion-addicted sulle ultime novità in fatto di moda “etica”.
Nell’era della globalizzazione e del global warming, questo interessante
progetto editoriale vuole vincere una sfida ambiziosa: affrontare i temi legati
alla moda “consapevole” con interviste, approfondimenti e redazionali dedicati
agli stilisti e alle aziende impegnati su questo fronte. Con una veste grafica
accattivante e fresca, il sito – www.bbc.co.uk/thread/ – cattura immediatamente
l’attenzione dei webnauti. Che possono spaziare tra quattro sezioni ricche di
notizie, fotografie, interviste e link utili: Features, destinata ai temi d’attualità;
Video, con le interviste agli addetti ai lavori; Style File, che lancia le
ultime novità in fatto di tendenze e Blood, Sweat e T-shirts, un interessante
programma on-line (a partire dal 22 aprile) che racconterà la dura esperienza
di sei giovani appassionati di moda in una fabbrica indiana di indumenti
destinati all’industria della moda internazionale. “La moda etica è la moda che
è stata fatta, indossata e che è passata avendo cura delle persone, degli
animali e dell’ambiente – spiega il sito – Gli indumenti che pubblichiamo su
Thread sostengono questa filosofia”. E si rifanno almeno a uno dei di questi
principi: sono realizzati e distribuiti in modo sostenibile, ovvero remunerando
in modo equo i fornitori delle materie prime così come i lavoratori; sono fatti
con materiali che riducono al minimo l’impatto della moda sull’ambiente, come
ad esempio il cotone organico (che non richiede l’uso di pesticidi e
fertilizzanti), la canapa e il bamboo; sono capi riciclati o vintage. Negli
ultimi anni – conferma Thread – la moda etica sta riscuotendo grandi consensi e
si è spostata dalle passerelle alle vie dello shopping, con una sempre più
nutrita lista di celebrità che la supportano, come Scarlett Johansson, Natalie
Portman, Brad Pitt, Leona Lewis e Leonardo di Caprio. Stando a una ricerca
condotta per Thread nel mese febbraio tra i giovani fra i 16 e i 30 anni, la
moda etica non è più un movimento di nicchia. Almeno un ragazzo su tre ha
dichiarato di voler acquistare capi “sostenibili”. I giovani compratori
ritengono che l’ethical fashion sia una giusta causa, ma confermano di non
sapere dove o a chi rivolgersi per ottenere informazioni. L’indagine ha anche
sottolineato che i ragazzi sono ansiosi di fare pressione sui distributori
affinché forniscano informazioni sulle “eco-credenziali” degli indumenti che
vendono. Il 50% reclama notizie sulle condizioni di lavoro delle persone che li
realizzano; il 43% preferirebbe etichette organiche; il 41% è preoccupato per
l’uso di pesticidi e prodotti chimici tossici che attualmente non vengono
denunciati; il 36% vuole sapere come smaltire gli abiti usati e come
imballarli; il 31% pretende che i distributori svelino il percorso dei loro
capi sulle rotte internazionali e la forma di trasporto usato per farli
arrivare nei negozi e il 30%, infine, desidera informazioni sull’energia
utilizzata nella fase di produzione. “Thread è grande perché la moda etica si
annuncia come il prossimo grande passo e non solo come un fenomeno passeggero –
ha commentato la stilista inglese Katharine Hamnett, diventata famosa in tutto
il mondo grazie alle sue magliette con frasi ad effetto e messaggi umanitari,
realizzate con materiali organici -. I giovani sono davvero interessati a
questi argomenti”.
(A. Sc. – Dpo)