Roma, 27 mag – Non hanno fiducia nell’uso delle tecnologie
per risolvere i problemi ambientali, ma sono ottimisti sugli sviluppi della
robotica. Ritengono che le decisioni sull’applicazione delle conquiste della
ricerca spettino in primo luogo agli scienziati. Giudicano difficile lo studio
delle materie scientifiche, lamentano la mancanza di concretezza dei libri di
testo e vorrebbero più potere decisionale nelle attività di laboratorio. Ma,
soprattutto, considerano la scuola la fonte primaria della loro informazione
scientifica e vorrebbero che tale funzione fosse potenziata. E’ questa la
fotografia degli studenti delle medie superiori che emerge dall’indagine
“Percezione della scienza ed educazione scientifica nelle scuole”, curata da
Adriana Valente e Loredana Cerbara dell’Istituto di ricerche sulla popolazione
e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma. Riguardo
al percorso scolastico, sia maschi sia femmine giudicano lo studio delle
materie scientifiche complicato (per circa il 52,7%), ma anche interessante
(80%). I giovani, però, non pensano che lo studio della scienza stimoli a
considerare nuove prospettive di lavoro (risponde sì solo il 31,2%, con un +6%
dei maschi), né che sia utile nella vita quotidiana (ne è convinto meno del 30%
degli studenti senza differenze rilevanti tra maschi e femmine). Se si chiede
quanto lo studio di tali discipline abbia influito concretamente nella loro
vita, si conferma che solo il 37,6% è stato spinto a occuparsi di più della
propria salute, con 8 punti percentuali in più per i maschi. Sugli sviluppi e
le ricadute delle scoperte scientifiche, i giovani dimostrano anche grande
cautela, soprattutto le studentesse. Interpellati sulla applicabilità della
clonazione, i maschi sono più ottimisti (35,6% contro 29,6 delle femmine),
mentre le ragazze sono più preoccupate e pessimiste (34,5% contro 29,1%), oltre
che più attente ai rischi sociali. Sulla robotica si dice ottimista il 69,3%
dei maschi e il 60,4% delle femmine, mentre sull’inquinamento gli ottimisti
sono il 16,4% dei maschi e il 15,7% delle femmine. Sono sempre le ragazze a
sostenere con maggiore convinzione che spetti agli scienziati la decisione
sull’utilizzo delle scoperte scientifiche: 70,3% contro 59,4% per la
clonazione; 50,8% contro 47,5% per l’inquinamento. Nella robotica il 55,1% dei
ragazzi contro il 48,4% chiede che a deliberare in materia siano gli esperti
del settore o la comunità allargata dei ricercatori (50% contro 40,4%). Ma i
ragazzi come vedono i ricercatori? Per il 33% del campione a spingerli è la
passione innata, per il 31% la curiosità intellettuale, per il 19% il desiderio
di aiutare gli altri, per l’11% l’interesse economico e, solo per il 6%, il
prestigio. E’ proprio questo quadro a luci e ombre, probabilmente, a renderli
scettici ma in qualche misura articolati nelle risposte. Quando si chiede agli
studenti se vorrebbero diventare ricercatori, il 63,8% dei maschi e il 59,8%
delle femmine dice di sì e il 58,9% dei ragazzi e il 55,3% delle ragazze
ritiene di esserne capace. Ma ben l’89,4% degli studenti e l’83,3% delle
studentesse sottolinea che per diventare ricercatore occorrano sacrifici e che,
seppure valga la pena di affrontarli (74,2% maschi e 80,3% femmine), si tratta
di una professione (per il 57%) poco pagata. Nonostante i suoi limiti, il
principale canale di informazione scientifica per i ragazzi rimane la scuola
(16,6%), seguita da internet (14,6%), dalla televisione (14,4%), dai quotidiani
(10,6%), dalla famiglia (9,6%) e dagli amici (7,8%). Quando si chiede poi quale
strumento vorrebbero fosse potenziato, i giovani mettono al primo posto la
scuola (16,7%), seguita dalla tv (16,6%) e al terzo posto, a pari merito, i
musei e mostre (12,1%).