Roma, 4 ago – Con grande sollievo dei suoi detrattori, Fabrizio Corona sveste i panni di poliziotto. Li avrebbe dovuti indossare sul grande schermo per dar vita al personaggio dell’Ispettore Tosi nel film “Tieni a me, l’età delle parole”. La produzione ha invece licenziato in tronco il “fotografo dei vip” per inadempienza contrattuale. Ora, si appresta a sostituirlo con un grosso nome del panorama cinematografico: “Un vero attore”, dicono. Per curiosa fatalità, il debutto di Corona sul set come difensore della legge avrebbe coinciso col suo esordio come imputato principale nel processo che ha predisposto il pm Woodcook per l’intricata vicenda di Vallettopoli. Pochi giorni di distanza tra i due eventi avrebbero creato un ambiguo gioco di ruoli. La decisione del co-produttore Giuseppe Milazzo Andreani e dell’autrice Stefania Rossella Grassi di sciogliere il contratto mette fine a questa sovrapposizione che aveva suscitato la protesta, tra l’altro, del sindacato di Polizia. Spiega la sceneggiatrice Stefania Rossella Grassi: “Il gioco è andato avanti fin troppo. La mia integrità morale mi ha impedito di interromperlo prima. Ho voluto rispettare fin quanto è stato possibile l’ultima volontà di Roberto De Laurentiis, il grande produttore che per primo ha creduto a questo film e che ci ha lasciato a gennaio. Conservo ancora il suo sms sul telefonino con cui mi pregava di scrivere un ruolo adatto a Corona. Ho mantenuto l’impegno finché ho potuto. Ho affrontato mille critiche da parte del pubblico, della stampa, e pure di alcuni ambienti dello spettacolo che non gradivano questo blitz di un personaggio tanto scomodo nel loro campo. Corona avrebbe avuto modo di affrontare un film di alto valore morale e sociale, che avrebbe potuto farlo riflettere sui valori della vita e dell’amore. Ma ora sono profondamente delusa dal suo atteggiamento”.
(Clz)