Roma, 14 ago – L’Italia “scopre” i laureati. Nel 2008, per essere assunti, in un caso su due occorrerà avere una laurea o un diploma. Sale infatti al 51,1% la quota di assunzioni destinate a quanti hanno completato un ciclo di studi universitari o secondari superiori, 7 punti percentuali in più di quanto registrato nell’anno record 2007, quando la stessa quota era pari al 43,9% di tutte le assunzioni programmate nell’anno dalle imprese. E’ in assoluto la quota più alta mai rilevata da Unioncamere e ministero del Lavoro attraverso l’indagine Excelsior 2008, i cui risultati saranno approfonditi in un convegno nazionale che si svolgerà a Roma il 15 e 16 settembre presso la sede di Unioncamere. La crisi economica internazionale e la stagnazione dei consumi interni conducono le imprese a riorganizzarsi, per conseguire standard più elevati di produttività, e a introdurre innovazioni per competere sui mercati attraverso la qualità dei prodotti e dei servizi. In questo processo la leva più importante da attivare è quella delle risorse umane. Su un totale di 827.890 assunzioni programmate nel corso dell’anno, la richiesta più consistente è quella di diplomati (335.280). La domanda di lavoratori in possesso del titolo di studio secondario aumenta così di circa 42mila unità rispetto allo scorso anno. In termini relativi, i diplomati rappresentano il 40,5% della domanda di lavoro complessiva riferita al 2008 (circa sei punti in più dell’anno precedente). Anche la domanda di laureati continua a crescere: saranno 88.000 i neo-assunti con laurea nel 2008 (il 10,6% del totale delle entrate contro il 9,0% del 2007). Tra gli imprenditori appare più netto l’orientamento verso la specialistica (46% delle entrate di laureati), mentre la laurea breve concentra una quota più contenuta della domanda (21%). La quota restante fa riferimento alle assunzioni per le quali le imprese ritengono fondamentale il conseguimento del titolo di laurea, senza esprimere una preferenza specifica rispetto agli anni di studio e alle competenze acquisite. Per quanto riguarda le specializzazioni richieste, l’indirizzo economico mantiene il primato dell’interesse da parte delle imprese: 26.110 i laureati con questa specializzazione che il sistema produttivo intende assumere entro l’anno. A ruota seguono l’indirizzo di ingegneria elettronica e dell’informazione (10.500), che precede quello di ingegneria industriale (9.220) e il sanitario e paramedico (7.290). Alle spalle delle lauree con indirizzo insegnamento e formazione (5.840) si colloca l’indirizzo chimico-farmaceutico, con 4.900 richieste. Per quanto riguarda i diplomi, i più gettonati si confermano quelli dell’indirizzo amministrativo e commerciale (111.900 assunzioni), seguito dall’indirizzo meccanico (33.840) che, rispetto allo scorso anno, ha superato l’indirizzo turistico-alberghiero (21.620). Oltre 15mila, infine, le richieste dell’indirizzo elettrotecnico. Notevoli le differenze a livello territoriale. Se nel Nord-Ovest la quota di laureati e diplomati richiesti dalle imprese arriva addirittura a raggiungere il 56% (il 14% interesserebbe i titoli universitari, il 42% quelli secondari superiori), nelle altre ripartizioni la richiesta tende a ridursi. Si mantiene comunque molto alta nel Nord-Est (52%) e al Centro (50,7%), mentre si contrae notevolmente nel Mezzogiorno (45,2% la quota totale, con i laureati che dovrebbero incidere solo per il 7,3% ed i diplomati per il 38%). A livello provinciale, le quote più consistenti di laureati sul totale delle assunzioni programmate a livello locale, dovrebbero interessare Milano, Torino, Trieste, Reggio Emilia e Roma. Quelle meno consistenti Grosseto, Lecce, Ragusa, Enna e Pistoia. Catania, Venezia, Varese, Lodi e Reggio Calabria, invece, sono le province che ricercano le quote più elevate di diplomati. Minori le opportunità, invece, per questi titoli di studio a Caserta, Foggia, Enna, L’Aquila e Messina.
(Cog)