Roma, 14 ago – Nella spazzatura c’è la ricchezza, ma i comuni non lo sanno. Questa, in sintesi, l’analisi tracciata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che sottolinea come i rifiuti da imballaggio siano una risorsa economica che i comuni italiani non riescono a sfruttare e che potrebbe invece, con un opportuno ricorso al mercato, garantire ai cittadini un servizio di raccolta migliore e tariffe più basse. Tutto ciò che in vetro, plastica, legno, alluminio, carta e acciaio, contiene i beni destinati al consumatore finale e che può essere riciclato, a valle della raccolta differenziata. Il documento dell’Autorità fa il punto su un settore che è stato interessato da continue modifiche del quadro normativo e dal ricorso, in molte aree del Paese, soprattutto al Sud, alle gestioni emergenziali: due fattori che hanno ostacolato una corretta organizzazione delle attività di recupero di prodotti che, all’origine, valgono 25 miliardi di euro, e che hanno influito negativamente sul livello di concorrenza del settore. Per superare una situazione che si traduce in un aumento dei costi a carico degli utenti, l’Autorità propone una serie di correttivi, come innanzitutto la negoziazione diretta fra enti locali e industrie del riciclaggio. I Comuni, sottolinea l’Authority, andrebbero posti nelle condizioni di poter direttamente negoziare la vendita dei prodotti da riciclare con le imprese che operano nel settore del recupero. Ciò potrebbe avvenire mantenendo la proprietà della raccolta differenziata che attualmente, invece, nella maggior parte dei casi, passa ai consorzi del sistema Conai. Occorrerebbe, inoltre, una riduzione dell’area di ‘riserva’ dei consorzi.
(Asc)