Roma, 30 set – Si è aperto un deciso spiraglio alla commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera per la ripresa a pieno regime del programma di ricerca italiano in Antartide, in fase di stallo ormai da tre anni. Il Pnra (Programma nazionale di ricerche in Antartide) è stato per vent’anni uno dei fiori all’occhiello della ricerca italiana, accumulando un enorme patrimonio di conoscenza ed esperienze, accompagnato dalla realizzazione di infrastrutture che hanno permesso all’Italia di svolgere un ruolo di primo piano nei grandi programmi di ricerca internazionale oltre che nel Trattato Antartico, sottoscritto dal nostro Paese nel 1981. Un contributo, quello italiano, riconosciuto a livello internazionale con la vicepresidenza italiana dell’organismo di governo scientifico dell’Antartide e con la presidenza dell’European Polar Board organismo dell’European Science Foundation per le politiche scientifiche delle aree polari. Le attività di ricerca italiane in Antartide sono state a lungo sostenute con programmi e finanziamenti quinquennali, ma negli ultimi anni la crisi economica ha messo a repentaglio la prosecuzione del Pnra, che dal 2006 viene finanziato solo annualmente, con un conseguente stato di incertezza per la prosecuzione del programma e per il suo pieno sviluppo. Il finanziamento annuale, infatti, non permette una pianificazione a lungo termine e copre soltanto una parte del fabbisogno, consentendo unicamente la sopravvivenza delle stazioni di ricerca e l’adempimento degli impegni internazionali precedentemente assunti dall’Italia con il Trattato Antartico. Nel 2006 il Miur ha stanziato 9 milioni di euro per il Programma, nel 2007 10 milioni di euro mentre per il 2008 l’attuale governo ha deciso di rendere disponibili 8 milioni di euro. In risposta a una interrogazione presentata in commissione Cultura dal deputato democratico Gianluca Benamati, il sottosegretario al Miur Giuseppe Pizza ha spiegato che il nuovo finanziamento relativo alla campagna 2008 consentirà di gestire la manutenzione del patrimonio infrastrutturale e strumentale (che comprende la stazione costiera Mario Zucchelli e la stazione italo francese Concordia); scongiurare l’interruzione dell’acquisizione delle serie teoriche di dati degli osservatori geofisici; completare l’analisi e lo studio dei campioni e l’elaborazione dei dati raccolti nell’ambito di progetti di ricerca avviati precedentemente al 2007; finanziare le ricerche sui dati e materiali raccolti nel 2007 presso la stazione Concordia; attuare progetti a carattere paleoclimatico sulla base delle perforazione effettuate negli anni precedenti. Ma la vera novità uscita dall’aula della commissione Cultura della Camera è il sostanziale impegno preso dal ministero dell’Università nella direzione di una “visione unitaria” dei progetti artici e antartici, una direzione già presa da diversi paesi come Francia, Danimarca e Russia. “Una evoluzione – come si legge nella risposta all’interrogazione presentata da Benamati – verso l’istituzione di un organismo in grado di riflettere il carattere di forte interdisciplinarietà della ricerca polare e di consentire una effettiva compartecipazione dei diversi enti oggi interessati”.
(Clr)