San Paolo, 1 ott – In concomitanza con il centenario della morte di Joaquim Machado de Assis, il più grande scrittore brasiliano dell’Ottocento e padre della letteratura brasiliana, morto a Rio il 29 settembre 1908,il presidente del Brasile Luiz Ignácio Lula da Silva ha firmato il decreto di riforma ortografica per unificare la lingua scritta brasiliana con quella degli altri sette paesi lusofoni, Angola, Capo Verde, Guinea Bissau, Mozambico, Portogallo, Sao Tomé e Principe e Timor Est. Secondo gli esperti brasiliani, solo lo 0,45% delle parole del portoghese brasiliano subiranno cambiamenti, contro l’1,6% del Portogallo; la riforma comporterà tra l’altro l’inclusione nell’alfabeto ufficiale brasiliano di tre lettere – k, w, y – la soppressione dei trattini nelle parole composte e degli accenti acuti nei dittonghi. La riforma sarà accompagnata da un periodo di sovrapposizione, dall’inizio del 2009 e fino al 31 dicembre 2012 infatti l’ortografia vigente in Brasile convivrà con le nuove regole; alla scadenza prefissata le modifiche diventeranno obbligatorie. Il sincretismo religioso afro-brasiliano affonda le proprie radici in un contesto storico-sociale variegato e ricco di contaminazioni culturali dovute a un processo di colonizzazione portoghese. Il territorio brasiliano rappresenta un “contenitore” nel quale, nel corso dei secoli, si sono riversate diverse correnti e dottrine religiose. Il popolo brasiliano è costituito da una matrice etnico-culturale di differenti origini: quella india, quella europea e quella africana. Dai retaggi storici provenienti dai tre continenti, si sono quindi evoluti gli schemi linguistici. L’esigenza di un ‘accordo ortografico’ tra le nazioni di lingua portoghese aveva già preso corpo nel
(Sab)