Roma, 1 ott – I libri sono “ascensori sociali” perché leggere migliora i risultati scolastici: ogni 10 libri letti in più in 6 mesi crescono di 1/2 voto i voti a scuola nelle materie umanistiche. E’ quanto dimostrato da un’indagine Iard agli Stati generali dell’editoria, le Assise del mondo del libro organizzate dall’Associazione italiana editori (Aie) in programma a Roma oggi e domani al complesso di San Michele a Ripa. Chi legge più libri ottiene risultati migliori a scuola. Non solo: una maggiore dimestichezza con il consumo culturale, favorito da un background familiare elevato, si accompagna a maggiore partecipazione sociale e impegno politico, ossia a una maggiore vivacità sociale. Elevate risorse culturali familiari d’origine aumentano la probabilità di frequentare il liceo e di iscriversi successivamente all’università. L’indagine, illustrata da Antonio De Lillo, illustra però una realtà a tinte scure dell’Italia nei confronti degli altri paesi europei. L’Italia pare un paese “vecchio”, con un Pil in crisi, che ha rinunciato a investire in cultura, un paese che sembra rassegnato al declino. Oggi il nostro Paese si mostra indietro rispetto a molteplici indicatori: è il paese più “vecchio”, è l’unico paese che ha ridotto gli investimenti in istruzione, ha una delle più basse quote di laureati, ha una spesa familiare per attività culturali tra le più basse, ha un popolo che legge meno libri che altrove. La “dieta” dei giovani italiani prevede meno tv, pochi libri e sempre più internet. Diminuisce la quota di giovani che guardano assiduamente
(Caf)