Roma, 15 ott – Fiducia al farmacista, ma apertura alla grande distribuzione. Una ricerca del Censis e del Forum per la ricerca biomedica – presentata oggi a Roma e discussa dal presidente del Censis Giuseppe De Rita, il vicedirettore Carla Collicelli, il responsabile del settore Politiche sociali Francesco Maietta e il direttore dell’Aifa Guido Rasi – dimostra una persistente fedeltà dei cittadini alla farmacia di fiducia (il 67% degli intervistati si rivolge di solito alla stessa farmacia). Il farmacista (77%) segue il medico di medicina generale (97%) come soggetto che, secondo gli intervistati, deve dare informazioni sui farmaci. Fiducia al farmacista e fedeltà alla farmacia, dunque, con il pieno riconoscimento del ruolo sociale di entrambi. Ma non c’è preclusione verso l’evoluzione delle modalità distributive. Oltre il 69% degli italiani è favorevole alla possibilità di vendere i farmaci in luoghi diversi dalle farmacie, anche se per il 56,6% deve avvenire sempre e comunque in presenza di un farmacista nel punto vendita. Gli italiani seguono le prescrizioni dei medici sui farmaci. In caso di malattia grave è oltre il 90% a rispettare le prescrizioni delle dosi e della durata della cura (percentuale aumentata di oltre 10 punti rispetto al 1998), e anche per le malattie lievi la quota di coloro che seguono alla lettera le prescrizioni mediche è salita ad oltre il 54% degli intervistati (era intorno al 38% nella precedente indagine del 1998). Il ruolo riconosciuto ai farmaci nel passato è di aver contribuito in maniera decisiva alla sconfitta delle malattie mortali (lo pensa il 54% degli italiani, +14% rispetto al 2002). L’80% ritiene che hanno contribuito molto alla possibilità di convivere con le patologie croniche (percentuale aumentata di quasi 26 punti), il 76% riconosce ai farmaci un merito sostanziale nel miglioramento della qualità della vita (+15,7%). Malattie del cuore (57,8%) e tumori (27,3%) sono le patologie che hanno beneficiato maggiormente dei trattamenti terapeutici a base farmacologica. Per il futuro il compito principale della ricerca sui farmaci dovrà essere: battere le patologie ancora incurabili (68%) e ridurre i rischi e gli effetti collaterali rispetto ai medicinali oggi disponibili (28,8%). Rispetto ai propri genitori, il 54% degli intervistati afferma di avere maggiore capacità di raccogliere informazioni utili per la corretta assunzione dei farmaci, oltre il 52% si attribuisce una maggiore dimestichezza sul quando e come utilizzarli, più del 51% ritiene di avere maggiore conoscenza degli effetti collaterali e dei rischi connessi a una eccessiva assunzione di farmaci, il 45,5% ha più fiducia nell’efficacia delle medicine e il 44,7% maggiore capacità di dialogare con il medico sui farmaci da prendere. Riguardo alle persone che gli italiani conoscono come consumatori eccessivi di farmaci, essi ritengono che la responsabilità non sia tanto dei medici (indicati solo dall’11,7%) o dell’industria farmaceutica (10,1%), ma piuttosto della personalità stessa dell’individuo (74,7%), dello stress e dell’ansia che vive, che lo portano a un uso del farmaco come strumento di rassicurazione. Gli italiani inoltre sono soddisfatti della copertura farmaceutica pubblica: quasi il 61% ritiene sufficiente la disponibilità di farmaci mutuabili rispetto alle proprie esigenze di salute. La percentuale, però, cambia a seconda del territorio: si passa da oltre il 60% dei cittadini nel Nord-ovest al 62,5% nel Nord-est, a più del 78% al Centro, per poi scendere sotto il 49% tra i residenti del Sud.