Roma, 26 feb – La popolazione residente in Italia supera lo storico tetto dei 60 milioni di abitanti. Lo rivela l’Istat precisando, però, che l’aumento si deve in gran parte ai movimenti migratori dall’estero. Nel corso del 2008, scrive l’Istituto di statistica, “la popolazione residente sul territorio nazionale crescerebbe di oltre 434 mila unità, per un tasso pari a 7,3 per mille abitanti, determinando così lo storico superamento della soglia dei 60 milioni di abitanti al 1 gennaio 2009. Sono dunque occorsi 50 anni (dal 1959) per il passaggio della popolazione da 50 a 60 milioni. Soltanto 33, invece, ne occorsero per il passaggio da 40 a 50 milioni, realizzatosi nel periodo 1926-1959, e appena 30 anni per il passaggio da 30 a 40 milioni, avvenuto tra il 1896 e il 19263. A differenza delle epoche storiche precedenti, che vedevano la popolazione incrementare soprattutto per effetto della dinamica naturale positiva in un’Italia ancora prevalentemente Paese di emigrazione, l’ultimo cinquantennio si è caratterizzato per una crescita favorita dalla dinamica naturale solo nella prima fase (fino alla fine degli anni ’80). Con la successiva trasformazione dell’Italia da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione e con la concomitante contrazione delle nascite, la popolazione residente ha subito una vistosa accelerazione soprattutto negli ultimi anni. Si consideri, ad esempio, che cumulando il periodo 2002-2008 il saldo naturale risulta negativo per 67 mila unità mentre il saldo migratorio con l’estero è positivo per circa 2 milioni 400 mila unità”. In totale, gli stranieri residenti in Italia ammontano a circa 3 milioni 900 mila al primo gennaio 2009, facendo così registrare un incremento di 462 mila unità (per un saldo totale pari al 12,6%) rispetto al primo gennaio 2008. Riguardo l’etnia di provenienza, il gruppo maggiormente rappresentato è quello romeno (772 mila), seguito da quello albanese (438 mila) e marocchino (401 mila) che, cumulati, costituiscono il 40% delle presenze. Gli stranieri sono più presenti nelle regioni del nord dove risiede il 62% (23% nella sola Lombardia), contro il 25% di residenti del centro e il 12% del mezzogiorno. La dinamica naturale (differenza tra nascite e decessi) nel 2008 registra un saldo negativo di circa 3 mila 700 unità. Il dato è migliore di quello osservato nel 2007 (-6 mila 800), ma peggiore di quello del 2006, anno nel quale si è avuto un saldo naturale positivo (+2 mila 100 unità). La stima per le nascite è pari a 576 mila unità, per un tasso di natalità pari a 9,6 per mille residenti. Si tratta di circa 12 mila nascite in più rispetto al 2007 (per ritrovare analoga cifra nel recente passato occorre risalire indietro al 1992). La stima relativa ai decessi sfiora le 580 mila unità per un tasso di mortalità pari al 9,7 per mille. Per quanto concerne le nascite, il fenomeno è da ricondurre principalmente a due fattori. Da un lato si assiste al recupero di natalità delle madri di cittadinanza italiana, conseguenti allo spostamento in avanti del calendario riproduttivo ben oltre l’età media dei trenta anni, dall’altro si fa sempre più importante il contributo alla natalità delle madri di cittadinanza straniera. Si stima, infatti, che nel 2008 circa 88 mila nascite pari al 15,3% del totale sia avvenuto per merito di madri straniere (29 mila nel 1999, pari al 5,4%), di cui il 3,4% con partner italiano e il restante 11,9% con partner straniero. (Asc)