Roma, 25 mar – Lui mescola la musicalità francese di Paul Valery al sublime volgare di Dante Alighieri, fa risalire l’inglese di Shakespeare addirittura al De Rerum Natura di Lucrezio, passa da Kafka all’amata Yourcenar di Adriano mettendo insieme prosa e poesia in un viaggio alla ricerca della ‘Leggerezza’ come modo di vivere (e di scrivere), accompagnato dagli appunti di Italo Calvino per le lezioni all’università di Harvard. Ma l’Italia lo premia anche e soprattutto per il modo in cui in sessant’anni di carriera ha saputo promuovere la lingua e la cultura strettamente italiana all’estero. È stata una vera e propria prima d’onore, per Giorgio Albertazzi,: tornato al teatro Ghione di Roma con le “Lezioni americane” di Calvino (che diventano per l’occasione un piccolo grande compendio di storia, letteratura, poesia, filosofia) è stato alla fine insignito di una Medaglia d’Oro che, aldilà delle voci su un possibile futuro da senatore a vita, ne fanno già a tutti gli effetti un vero ambasciatore dell’Italia nel mondo. Un riconoscimento, come ha spiegato il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, che è “espressione dell’eccellenza italiana nel mondo, perché Albertazzi è una nostra eccellenza, e per il suo instancabile apporto” nella diffusione della lingua italiana nel mondo. Un apporto che in oltre mezzo secolo Albertazzi ha sviluppato nelle prestigiose tournèe in America Latina accanto ad Anne Proclemer, nelle rappresentazioni delle “Memorie di Adriano”, suo grande cavallo di battaglia, in Spagna, Grecia, Russia, Repubblica Ceca; nel trionfo all’Old Vic di Londra nientemeno che con l’Amleto shakespeariano, qui riproposto in un toccante estratto. E lui? Dall’alto di tanti successi, Albertazzi non s’è certo schernito, accettando anzi il riconoscimento senza modestia ma con la stessa ironia e leggerezza ricercata nello spettacolo diretto da Orlando Forioso (“mai nome potrebbe essere più evocativo”): “È un premio toccante – ha detto alla platea – perché si riferisce a qualcosa di autentico: l’aver viaggiato e recitato in italiano in giro per il mondo”. Non a caso Albertazzi era stato anche la voce narrante del documentario di Rai International “La vita, la piazza, il sogno” per l’edizione 2008 della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, e alle sue letture di Dante era toccato l’onore di aprire le Olimpiadi di Torino 2006. Ma è ancora in presa diretta, sul palco di un teatro, che il maestro a 86 anni da compiere dà il suo meglio. Con ironia e leggerezza, appunto, perché “ci vuole talento per diventare vecchi senza diventare adulti”: così parlò un tempo Jacques Brel, così sottoscrive oggi Giorgio Albertazzi. (Sis)