sotto i piedi, il nostro è un pianeta vivo e mobile e lo dimostrano sismi come
quello verificatosi stanotte in provincia di L’Aquila, fenomeni devastanti e
difficili da prevedere. Un terremoto avviene in pochi secondi, ma i segnali,
per quanto deboli e spesso difficili da rilevare, esistono e da anni gli
scienziati di tutto il mondo sono alla ricerca di un metodo sicuro per
prevedere i movimenti tettonici. Spesso questi sistemi hanno funzionato, altre
volte hanno fallito, e c’è chi dice che in realtà ci prendano solo “per caso”.
Uno dei metodi più semplici è quello di avvertire le onde più deboli che si
formano prima delle scosse distruttive. Questo sistema offre poco tempo per
prepararsi, ma esistono tecnologie capaci di mettere in atto subito misure atte
a ridurre i danni a cose e persone. Anche i movimenti dell’acqua possono dare
un’idea di ciò che sta per accadere, così come sembra che molti animali siano
in grado di avvertire in anticipo l’arrivo di un terremoto. In Cina lo studio
dei sismi va avanti da anni e ha portato a buoni risultati, come l’aver
predetto il terremoto del 4 febbraio del 1975 portando all’evacuazione di un
milione di persone il giorno prima dell’evento, ma altri successivi sismi sono
avvenuti imprevisti. Alcuni studiosi greci hanno messo a punto il sistema VAN
che permette di predire i terremoti attraverso dei segnali elettrici nel
terreno, ma questo metodo ha comunque suscitato varie critiche. In Giappone,
invece, ci si è concentrati sulla luminescenza che si produce dalle
microfratture prima di un terremoto.
Nasa
si formano nell’atmosfera in relazione all’energia che si accumula nel terreno,
un fenomeno che permetterebbe di predire i terremoti attraverso un sistema
satellitare.
(Amf)