Roma, 5 mag – Il business dell’ecomafia non subisce gli effetti della crisi economica, con un giro d’affari pari a 20,5 miliardi di euro per 25.776 ecoreati accertati nel nostro paese: è quanto emerge dal rapporto annuale Ecomafia 2009 presentato da Legambiente a Roma. Nello specifico, i rifiuti speciali spariti nel nulla sono 31 milioni di tonnellate, le nuove case abusive 28.000 mentre i clan censiti 258. In crescita le aggressioni al patrimonio culturale, il racket degli animali (un giro d’affari pari a 3 mld) e le agromafie; in aumento inoltre le rotte dei traffici internazionali dei rifiuti. Si rafforzano però, nel medesimo tempo, l’attività e la capacità di contrasto da parte delle forze dell’ordine, con un aumento degli arresti del 13,3% e dei sequestri del 6,6%. Il 2008 – sottolinea il rapporto di Legambiente – è stato l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi (25, con un fatturato di oltre 7 miliardi di euro), mentre si è registrata una diminuzione sul fronte del numero degli ecoreati rispetto al 2007 (da 30.124 a 25.776) soprattutto in ragione, spiega Legambiente, “della tendenza a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità”. Il maggior numeri di ecoreati si è rilevato in Campania (3907), che da sola rappresenta il 15,2% del totale, seguono poi Calabria (3.336) e Sicilia (2.788). “Il fatturato totale dell’ecomafia – ha sottolineato Sebastiano Venneri, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità dell’associazione – non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell’anno più nero per l’economia mondiale”. Particolarmente rilevante, denuncia il rapporto di Legambiente, la quantità di rifiuti speciali spariti: “La montagna di scarti speciali spariti nel nulla secondo l’ultimo censimento disponibile è la più alta di sempre – sottolinea Legambiente -: 3.100 metri con una base di tre ettari per un giro d’affari che raggiunge circa 7 miliardi di euro con un incremento significativo rispetto al 2007, quando i trafficanti si erano spartiti circa 4 miliardi e mezzo”. Equivalgono a 31 milioni di tonnellate i rifiuti industriali “di cui è certa la produzione ma ignota la destinazione finale”. In questo settore è in testa la Campania con 573 infrazioni accertate, il 14,7% sul totale nazionale e ben 63 arresti, seguita dalla Puglia con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri e 15 arresti. Poi la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e 11 arresti. Per quanto riguarda il nord del paese il Piemonte è diventata la prima regione per numero di reati accertati, rappresentando il 6,5% sul totale nazionale. In Italia nel 2008 i reati coonnessi al settore dei rifiuti sono stati 3.911, per 4.591 persone è scattata la denuncia mentre sono stati effettuati 2.406 sequestri e 137 persone sono finite in manette. Sempre l’anno scorso, dopo un lungo periodo di flessione, è tornato a crescere l’abusivismo (+28.000 nuove unità): la “maglia nera” in questo settore spetta nuovamente alla Campania: 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. Segue poi la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri mentre continua a salire il Lazio, che si colloca al terzo posto, sopra la Sicilia. Complessivamente in un anno sono quasi raddoppiate le persone denunciate e i sequestri.
(Roc)