Roma, 7 mag – “Il Rapporto Unioncamere mostra con chiarezza
che i fondamentali del nostro sistema economico sono solidi, pur in presenza di
una congiuntura molto difficile. Si prevede che il Pil nel 2009 cali del 4,2%.
Le previsioni occupazionali evidenziano una contrazione dell’1,9% della forza
lavoro dipendente privata. Le imprese, nel I trim. 2009, sono diminuite dello
0,5%. Si tratta di dati negativi che denotano una sorta di attesa, e non di
crollo, del nostro sistema imprenditoriale”. Così il presidente di Unioncamere,
Andrea Mondello, ha commentato i dati del Rapporto 2009. “Il saldo negativo
dell’occupazione – ha aggiunto – è infatti dovuto principalmente ad una
contrazione del tasso di entrata, e non ad un aumento del numero dei
licenziamenti. Pur trovandosi nella necessità di ridurre il personale, le
imprese non vogliono disperdere professionalità e ricercano figure più
qualificate, così da essere pronte a sfruttare in modo ottimale la ripresa non
appena si presenterà. Anche il numero delle imprese diminuisce non per effetto
di un aumento delle chiusure aziendali, bensì per un calo delle nuove aperture.
Siamo, dunque, in presenza di una tenuta strutturale del sistema economico”.
“Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri imprenditori – ha aggiunto – che
continuano a esprimere coraggio, fiducia e voglia di intraprendere. Per anni il
nostro sistema economico è stato oggetto di critiche, in quanto caratterizzato
da un sistema imprenditoriale polverizzato e da una presenza troppo forte del
manifatturiero tradizionale. Mai come in questo momento, invece, la forza del
nostro sistema imprenditoriale è evidente. Nel 2009, il 48% per cento delle
medie imprese investirà in ricerca ed innovazione. Proprio questa parte di
aziende che sta investendo uscirà da questa congiuntura in maniera solida,
pronta a cogliere al meglio il vento della ripresa. Dobbiamo guardare avanti e
sostenere il valore del fare impresa e del lavoro. Sono indispensabili
misure-ponte concrete, immediate ed efficaci nel breve termine, per dare
ossigeno alle imprese e sostegno alle famiglie e ai consumi”. “Attualmente – ha
sottolineato Mondello – le due priorità per le nostre imprese sono l’accesso al
credito e l’internazionalizzazione”. Le elaborazioni sulle prime 57 mila
imprese intervistate nell’ambito dell’indagine Excelsior 2009 (realizzata da
Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro) mostrano in
complesso la conferma di prospettive occupazionali negative, con un saldo
stimato che per il 2009 sfiora il -2% sostanzialmente per tutte le dimensioni
di impresa. Considerata l’intensità della crisi in corso e il pesante impatto
occupazionale che questa sta avendo e si prevede abbia anche in altri paesi, la
flessione attesa per il 2009 può essere considerata tutto sommato abbastanza
contenuta. La stima di Excelsior è il risultato di una significativa riduzione
delle assunzioni previste ma non di un aumento delle uscite, sostanzialmente in
linea con quelle dello scorso anno. Il tasso di entrata si attesta infatti
attorno al 6% (era il 9,5% nel 2008), mentre il tasso di uscita si colloca
all’8% (era l’8,5% lo scorso anno), con un saldo vicino al -2%. La natura
stessa della crisi (legata alla flessione della domanda di beni soprattutto
durevoli e semi-durevoli), spiega perché l’impatto occupazionale più evidente
sia previsto per le imprese industriali (-2,5% la variazione attesa dello stock
dei dipendenti tra la fine del 2008 e a fine del 2009) rispetto a quelle delle
attività terziarie (-1,4%). All’interno del manifatturiero, per alcune
produzioni di punta del made in Italy come il “sistema moda”, l’arredamento, i
beni per la casa e il tempo libero, il calo dei consumi atteso nel corso del
2009 (sia sul mercato nazionale, sia soprattutto sui principali mercati esteri
di sbocco) potrebbe determinare una diminuzione dei livelli occupazionali
intorno al 3%. In linea con la media dell’intero settore industriale dovrebbero
invece collocarsi alcune attività che negli ultimi anni hanno visto una
sensibile espansione produttiva e, in parte, anche della manodopera:
lavorazione dei metalli, meccanica e edilizia. Più attenuata, ma sempre
consistente (tra il -1,5% e il -2,0%), è la flessione rilevata in settori più
al riparo dalla crisi internazionale (come l’alimentare e la filiera
dell’energia) o a maggior contenuto tecnologico (come l’elettronica). Tra le
attività terziarie, il più marcato calo occupazionale è atteso dalle imprese
della filiera turistica (-2,6% per alberghi, ristoranti e servizi turistici),
seguite da quelle del commercio all’ingrosso, dell’istruzione privata, dei
trasporti e logistica, del credito e assicurazioni.
(Cam)