Roma, 8 mag – Esiste una larga condivisione sui punti di
debolezza dell’Italia ma non altrettanto non si può dire sui punti di forza del
paese. La ricerca “Italia, geografie del nuovo made in Italy”, presentata oggi
alla Campionaria delle qualità italiane in corso di svolgimento a FieraMilano
da Symbola e Fondazione Edison coglie proprio nelle caratteristiche del sistema
produttivo nazionale le radici di una scommessa sul futuro. Una scommessa che
si nutre di valori e di coesione sociale, di innovazione e ricerca, di ambiente
e cultura, tutti elementi che possono rappresentare formidabili fattori
produttivi in grado di valorizzare i saperi e i talenti dei territori. Quello
che emerge è che nel corso di questi anni l’Italia si è rafforzata in molti
settori puntando sulla qualità, producendo quell’innovazione che fa dire ad
autorevoli osservatori che le nostre aziende sono già, grazie anche al
posizionamento nel campo dell’innovazione e della qualità in vari comparti
produttivi, nel cuore della green economy. “C’è ampia convergenza – commenta
Ermete Realacci, presidente di Symbola ed esponente di spicco del Pd – sui
nostri problemi a cominciare dall’enorme debito pubblico, dalla distanza che
separa il nord dal sud, dagli scarsi investimenti pubblici nella ricerca, da un
apparato burocratico spesso inconcludente, dall’abnorme presenza della
illegalità in molti campi. Molta meno sulla nostra forza. Ma l’Italia ha un
grande bisogno di essere messa in rete, raccontata, rappresentata per quello
che è, di riconoscersi in un progetto comune per essere più forte. E’ questa
oggi la sfida”. Per quanto riguarda l’industria, l’Italia è il secondo Paese
industriale manifatturiero d’Europa dopo
elaborato da Onu e Wto. Il Tpi (Trade performance index) colloca il nostro
paese al secondo posto, dietro
Germania
nel commercio mondiale. Primo nel tessile, nell’abbigliamento e nel cuoio,
pelletteria e calzature. Secondo nella meccanica non elettronica, in quella
elettrica e negli elettrodomestici, nella chimica, nei prodotti manufatti di
base (prodotti in metallo, marmi, piastrelle in ceramica), nell’ occhialeria,
nell’ oreficeria e nei prodotti miscellanei. Siamo oggi leader mondiali negli
yacht di lusso. Per quanto riguarda lo stato dell’agroalimentare, l’Italia è al
primo posto in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp con 173 prodotti
certificati, seguiti dalla Francia con 161, quindi dalla Spagna con 117.
Produciamo il 40% in meno del vino rispetto alla metà degli anni 80, ma il
valore dell’export è quadruplicato raggiungendo i 3,5 miliardi di euro.
Aumentano inoltre gli investimenti nell’innovazione: nel 2008 si è registrata
la crescita di quelle piccole e medie imprese che affrontano la competizione
del mercato globale incrementando la qualità dei prodotti – il 71% contro il
64% della media europea – e che ottengono, in media, il 12% del loro fatturato
dall’immissione sul mercato di prodotti e servizi innovativi, meglio di
Germania, Spagna e Francia. L’Italia è leader europeo nella fotonica di cui
rappresentiamo l’8% del mercato continentale. Nel biotech e in particolar modo
nelle scienze della vita con una specializzazione nel farmaceutico che ci fa
essere il terzo paese in Europa per numero di addetti e il quinto al mondo in
una classifica dominata da Stati Uniti e Giappone. Nell’aerospaziale siamo
settimi al mondo e quarti in Europa, con una posizione di rilievo mondiale nel
settore degli elicotteri, nella produzione di sistemi radar e nel controllo del
traffico aereo. (Cam)