Firenze, 31 mag – Il 15,3% degli italiani ha già fatto
un’esperienza di turismo responsabile. Oltre la metà della popolazione,
inoltre, conosce anche solo in linea teorica cosa significhi viaggiare in modo
sostenibile. Il 23,1% del campione si dichiara poi “molto interessato” e ben il
61,8% “abbastanza interessato”. È quanto emerge dalla prima ricerca italiana
“Turismo responsabile: quale interesse per gli italiani?” realizzata su un
campione di mille persone da Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche)
per conto di “Fondazioni4Africa” con il coordinamento della ong Cisv (Comunità
Impegno Servizio Volontariato) e presentata a Terra Futura, la mostra convegno
internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e
sociale, in corso alla Fortezza da Basso di Firenze fino a domenica 31 maggio.
Il 15,3% dell’intera popolazione adulta italiana significa niente meno che 7,2
milioni di turisti responsabili. Ad avere maggiori informazioni sono le donne
(55%), le coppie senza figli e i single (59% e 55% rispettivamente), i laureati
(65%), i residenti al Nord (56,5%) e i giovani di 25-34 anni (55%). Per la
maggior parte degli intervistati un fattore determinante per la scelta di un
viaggio responsabile è il desiderio di sapere in modo chiaro e dettagliato dove
e come sono destinati i soldi spesi (“molto importante” per il 67,7% del
campione), in secondo luogo la ricerca di interazione con la comunità ospitante
(50%), infine la voglia di partecipare a progetti che ricadano nella sfera del
sociale. Chi si dimostra informato sul turismo sostenibile ha ottenuto perlopiù
le informazioni attraverso internet e i giornali (45% del totale), da
televisione (43%) e, in misura minore, dal passaparola (23%). Per quanto
riguarda le destinazioni, a farla da protagonista senza dubbio il Sud del
Mondo: in testa l’Africa seguita da India, Australia, Brasile e Messico, mentre
è un ruolo decisamente defilato quello dei paesi europei. Rimane un pò di incertezza
sul significato preciso del termine “turismo responsabile”, che soffre ancora
della confusione con il turismo più strettamente ecologico: chi ritiene che
rispettare e riscoprire la natura sia senza dubbio elemento principale del
turismo responsabile è infatti il 72,4% del campione, mentre lo scambio con la
popolazione locale è fondamentale per il 49% e il fatto di partire con un
operatore che sostiene le associazioni locali è prioritario per il 41,5%. A
fare chiarezza sul significato del termine ci pensa Katia Bouc del Cisv citando
la definizione adottata dall’assemblea Aitr (Associazione italiana turismo
responsabile): “Quello responsabile è il turismo attuato secondo principi di
giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle
culture. Riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo
diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e
socialmente responsabile del proprio territorio”. Il principale obiettivo della
ricerca – cui ha collaborato il Ciset, Centro internazionale di studi
sull’Economia turistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – era quello di
fornire agli operatori del settore indicazioni per individuare gli interventi
più efficaci in termini di informazione e promozione. (Sis)