Roma, 26 giu – L’informatica italiana, forte di 97.000
imprese (2,4% delle aziende italiane) e 390mila addetti (2,5% circa degli
occupati in Italia), con nel 2008 il 2,8% del PIL, con una produttività del 13%
superiore alla media nazionale e una remunerazione del capitale umano per unità
di prodotto seconda solo a quella riscontrata nel settore della Ricerca e
Sviluppo (26% contro 33%) “costituisce uno dei primi settori industriali
del Paese e uno dei primi settori IT a livello europeo”. Esordisce così Ennio
Lucarelli, presidente di Assinform, l’Associazione Nazionale dell’Information
Technology, nel presentare il primo Rapporto sul settore IT in Italia
realizzato in collaborazione con
Camera
hanno partecipato all’incontro Aldo Bonomi, vice presidente di Confindustria e
Carlo Bonomi, presidente del Terziario Innovativo di Assolombarda. E’ la prima
volta che uno studio si propone di disegnare un quadro complessivo della
dinamica strutturale e dell’offerta dell’Information Technology italiana nel
contesto dell’economia nazionale e con confronti a livello europeo. Ne emerge
una fotografia di luci e ombre, ma con alcune sorprese relative ai punti di
forza. Nel confronto europeo, infatti, troviamo l’IT italiano come secondo settore
per numero di imprese, dopo il Regno Unito che è il paese europeo più
sviluppato nel settore informatico, e prima di Francia e Germania. Confermata
la seconda posizione anche nel rapporto fra il numero di addetti al settore IT
sulla popolazione totale. “Il confronto internazionale – ha affermato Lucarelli
– rivela che l’Italia è uno dei paesi a più elevata intensità di lavoro in
Information Technology d’Europa e questo non è un risultato da poco, tanto più
per un paese come il nostro dove la crescita della cultura digitale è in serio
ritardo, si investe poco in innovazione e ricerca, vi sono forti arretratezze
del sistema formativo in campo scientifico e un basso livello di collaborazione
fra Università e mondo delle imprese”. Il settore dell’informatica in Italia è
cresciuto tra il 2006 e il
in
2008; +2,2% del 2007). A livello geografico l’IT italiano è il secondo in
Europa per numerosità di imprese (dietro al Regno Unito) e il terzo per
occupati (dietro a Regno Unito e Germania), con una forte concentrazione delle
realtà produttive nel Nord-Ovest (oltre 36400 imprese), e in particolare in
Lombardia (25239), con valori superiori all’intera popolazione di imprese IT del
Centro Italia (22826) e del Nordest (21737). E’ inoltre cresciuto nel 2008 per
numero di occupati, aumentato dello 0,8% rispetto all’anno prima (+1,1%) – che
tendono a concentrarsi nel comparto del software e dei servizi (92,4%), segue
quello dell’assistenza tecnica (4%) e dell’hardware (3,6%). Infatti le imprese
IT continuano a occuparsi nel 91,9% dei casi in primis di software e servizi,
contro il 6,2% che punta sull’assistenza tecnica e l’1,8% sulla produzione di
hardware (erano il 2% nel 2006). Il settore è caratterizzato anch’esso dalla
Pmi: ben il 94% delle imprese (secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili,
al 2006) contano non più di 9 addetti, anche se 3 dipendenti su 4 risultano
impiegati nelle realtà più grandi (con 10 addetti e più). Quanto ai punti di
criticità del settore emersi dallo studio, Lucarelli ha indicato l’estrema
frammentazione che, in linea con la tipicità della struttura produttiva
nazionale, vede l’IT composto per il 94% da piccole imprese, dimensione
limitativa dello sviluppo per un settore così esposto alla globalizzazione e
sottoposto alla pressione costante del rapido cambiamento tecnologico. Lo
confermano il basso margine operativo lordo, che necessariamente comporta una
capacità ridotta da parte delle imprese IT italiane a investire in innovazione,
che ci colloca ben al di sotto di Germania, del Regno Unito, della media UE 15
e dell’UE 27; la scarsa internazionalizzazione del settore e il deficit della
sua bilancia commerciale che, sebbene esprima dal 2005 una tendenza a calare di
circa il 18%, nel 2008 continua a registrare un saldo negativo pari a circa 5,1
miliardi di euro. Se il settore IT italiano è oggi costituito, in linea con la
tendenza europea, per il 92,4% da attività di software, contro il 3,6% di
hardware e 4% di assistenza tecnica, al suo interno emergono fenomeni di
assoluto rilievo internazionale. Vi è il nucleo delle 40 medie imprese italiane
di produzione di hardware che, con un fatturato di oltre 1.500 milioni di euro
(dati 2006), si colloca al primo posto in Europa, superando i 1.300 milioni di
euro generati dalle 46 medie imprese inglesi e lasciandosi molto dietro gli
altri paesi. Vi sono le 640 medie e grandi imprese italiane di produzione
software e servizi, dove si concentra quasi il 70% degli addetti al settore,
che con un fatturato di poco superiore ai 19 miliardi euro, si collocano al
quarto posto dopo UK, Germania e Francia. Vi sono i due grandi poli di
produzione e sviluppo dell’IT Milano e Lombardia, Roma e Lazio, che presentano
livelli di attività allineati agli standard dimensionali d’impresa europei. In
queste due regioni si concentrano il 38,5% delle imprese e il 42% degli addetti
al settore sul totale nazionale. In particolare
miliardi di euro di fatturato si colloca al primo posto fra le regioni
italiane, coprendo il 27% del fatturato IT nazionale. Il Lazio con 6,95
miliardi di euro è al secondo posto e si attesta a quota 16,4% sul dato
nazionale. E’ Roma, tuttavia, che presenta insediamenti produttivi mediamente
più grandi rispetto al dato nazionale, con una media di 5,9 addetti per
imprese, in linea, quindi, con la media europea (UE a 15) che è di 6 addetti
per impresa; mentre Milano scende a 5,1 addetti per impresa, un dato comunque
più elevato della media nazionale del settore che è di 4 addetti per impresa. (Grm)