Roma, 2 dic – “Fuxia, fuxia è il colore delle mie tende e di questa casa vuota…io sto qua, seduto su una sedia in un angolo, un libro davanti, un gran silenzio, poca luce, fuxia…”. Pensieri sparsi, “disegni scritti”, musica, poesia. “Fuxia Tonic” (128 pp., 10 euro, Edizioni Progetto cultura, Collana La scatola delle parole) il primo libro di Paco Cianci, racconta di un giovane romano che, nell’estate del 2006, decide di “sospendere” la sua quotidianità e di trasferirsi provvisoriamente in Grecia dove trova un lavoro stagionale in un locale. È però un racconto in versi quello di Cianci, quasi un diario: un insieme di “appunti” profondi e a volte leggeri che regalano riflessioni, emozioni, sorrisi. L’autore osserva il mondo e le persone che incontra: la serba carina e simpatica, la norvegese “mummia”. Ascolta la musica “che serve a toccare le corde nascoste del nostro inconscio, pelle d’oca per un là nascosto chissà dove dentro di noi”, fa “incetta di libri” e pensa alle sue donne. Non solo: si sofferma davanti agli eventi, racconta i suoi stati d’animo, i dubbi e le incertezze dei suoi 27 anni e invita pure, a “non condurre una vita da ciechi, abbagliati dai problemi quotidiani” perché “uno dovrebbe guardare le cose sempre come un bambino, dovrebbe scoprire il mondo in tutti i suoi angoli più remoti”. Lancia anche un messaggio, tanto semplice quanto indispensabile: “Ama la vita, ama te stesso e rispetta il prossimo”. Una scrittura semplice e scorrevole permette ai lettori di “Fuxia tonic” di non perdersi tra le pagine del libro. I pensieri impressi sulla carta non lasciano indifferenti: “Ho scritto tutto di getto – dice Paco Cianci –, sono stato spontaneo e sono felice che sia piaciuto. Mi hanno chiesto di scrivere un nuovo libro: so già che quella che mi aspetta sarà un’esperienza diversa da ‘Fuxia tonic’. Forse un po’ più faticosa. A volte si scrive perché si ha tempo, per noia. Forse la noia è la migliore amica della creatività”. “Nella storia c’è qualcosa di reale, c’è dell’immaginario e qualcosa di ‘esagerato’, scritto per provare”. A parlare è lo stesso autore, nato a Roma trenta anni fa. Appassionato di musica, letteratura e viaggi, Paco Cianci ha lavorato come giornalista e critico musicale: “Questo libro nasce per caso – racconta -, non avevo intenzione di scrivere un libro: semplicemente ho tirato fuori tutto quello che pensavo, che provavo, che mi passava per la testa. Chi lo ha letto lo ha trovato ‘facile’ e si è ritrovato nelle mie parole”. Sesso, alcol, donne, inquietudini, gioco, passioni, realtà e immaginazione: “Fuxia tonic” ricorda Bukowski ed è lo stesso Cianci a riconoscere l’influenza nella sua scrittura, del poeta e romanziere underground: “Sono stato suggestionato da letture bukowskiane, ma molte altre cose di questo libro sono semplici e quasi adolescenziali. Qualcuno mi ha chiesto se l’avessi scritto a 17 anni”. Invece nelle pagine di “Fuxia tonic” è possibile trovare l’ingenuità di un bimbo, “sogno te e papà le due cose che non ho più” e la confusione, la voglia di ricerca e di esplorazione propria di uomo che ammette: è “tutto un corri corri, un mischiare le carte, un bruciarsi la vita”. C’è poi, anche molta dolcezza, la ricerca di una lei ormai “lontana”, della donna ideale, dell’amore perfetto: “Forse ora sei tra le braccia di un altro…hai te la mano di gioco e la possibilità di far proseguire la partita o di farla morire così, da perdenti. Lo so che mi pensi, e so che hai paura di me. Continuo ad aspettare, ad aspettare, ed aspettare nella speranza di svegliarmi tra le tue braccia”. Dalle ubriacature ai ricordi, dagli incontri casuali alla meditazione: Paco Cianci ci offre un singolare percorso di vita, attraverso la musica, la quotidianità a volte la noia . “Per me scrivere è come pregare – spiega- mettere nero su bianco le proprie riflessioni può svuotare. Ma soprattutto aiuta: a sistemare i propri pensieri, a capire chi si è, a scoprirsi”. (Gil)
