Copenaghen, 18 dic – Concentrazioni di inquinanti
pari alle aree urbane e Pm10 oltre i limiti europei sui ghiacciai himalayani a
oltre
di quota. Sono a dir poco allarmanti i dati rilevati per quattro anni dal
progetto Share promosso dal Comitato Evk2Cnr e analizzati nell’ambito di una
collaborazione con il Nasa Goddard Space Flight Center. Si è stimato che i
ghiacciai Himalayani possono subire un’accelerazione dello scioglimento fino al
24% rispetto alla fusione “normale” che subiscono nel corso della loro vita.
“E’ una minaccia che grava direttamente su un miliardo e mezzo di persone –
dicono gli esperti – e a Copenhagen, nessun atto dedicato ai ghiacciai
himalayani pare sia stato inserito nell’agenda ufficiale del Cop
sulla base dei dati rilevati all’osservatorio Nco-P sull’Everest, in uno studio
presentato durante l’Agu Fall meeting 2009 di San Francisco da ricercatori
della Nasa in collaborazione con ricercatori Cnr, Cnrs ed EvK2CNR. I primi
quattro anni di osservazioni, dal 2006 al 2009, eseguite presso il Nepal
Climate Observatory – Pyramid (Nco-P), hanno permesso di ottenere importanti
informazioni su black carbon, ozono, radiazione solare e altri parametri
atmosferici a
di quota sulle pendici dell’Everest ove è posta la stazione di misura più
elevata del network dedicato all’Atmospheric Brown Cloud di Unep. “Il black
carbon ha raggiunto i 5 μg m-3 – dice Paolo Bonasoni, responsabile del progetto
Share – mentre la massa del particolato Pm10 a volte ha superato i 50 μg/m-3,
valore che in Europa costituisce il limite per la protezione della salute umana,
e l’ozono ha raggiunto concentrazioni ragguardevoli. La cosa più preoccupante è
che questi fenomeni acuti di inquinamento, sorprendenti per essere stati
rilevati a oltre
metri
la stagione pre-monsonica dei quattro anni di rilevazione. E’ la prova
tangibile degli allarmi di cui parlano tutti. Questa primavera il fenomeno era
addirittura visibile a occhio nudo: masse d’aria inquinate dal colore bruno
ricche di composti carboniosi che viaggiano nelle valli himalayane e si
depositano sui ghiacciai, scaldandoli e favorendone la fusione”. E non è finita
qui. Secondo i ricercatori, le valli himalayane funzionano da veri e propri
“camini” attraverso i quali gli inquinanti che compongono l’Asian Brown Cloud (la
vasta nube di inquinanti che affligge il subcontinente indiano), sono
direttamente trasportati verso la media e alta troposfera, dove il loro tempo
di vita può aumentare considerevolmente e dove possono essere rimescolati e
trasportati anche per lunghe distanze. Insomma la situazione fotografata dai
nuovi dati sul cosiddetto “Terzo polo”, che con le sue acque garantisce
direttamente la vita a quasi un miliardo e mezzo di persone, è ancor più
preoccupante di quanto si pensava.
(Caf)