Napoli, 24 mag – “Promuovere le Terre di don Peppe Diana significa sostenere il suo popolo nell’impegno faticoso del cambiamento possibile. Vuol dire unire le sinergie positive per lavorare al riscatto culturale, sociale ed economico di un territorio che non vuole essere terra di camorra; favorendo e valorizzando le capacità, i talenti e le sensibilità in loco e collegandoli Le Terre di don Peppe Diana sono luoghi di bellezza, allegria, compassione e amore per la vita stabilmente a livello nazionale ed internazionale con le forze sane”. Sono questi i presupposti da cui nasce il Festival dell’Impegno Civile, l’unico in Italia a svolgersi nei beni confiscati alla criminalità organizzata, promosso dal Comitato Don Peppe Diana e dall’Associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie” coordinamento di Caserta, che si svolge fino al 30 maggio in alcuni Comuni campani e che oltre a voler sensibilizzare le comunità al riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, così come indicato dalla legge n. 109 del ’96, vuole “impegnare le sinergie per la realizzazione di un progetto, una rete che nasce dal territorio e che per esso lavori sviluppandosi sulle fondamenta della cultura, dell’arte, della creatività e dell’innovazione e che guardi alle diversità come ad una possibilità di arricchimento e di sviluppo e non ad una barriera”. La rassegna si inaugura oggi alle 18, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con un “Concerto per le vittime innocenti di camorra”. Il 30 maggio a Castel Volturno la chiusura con una serata musicale dedicata a Miriam Makeba, la cantante sudafricana colta da un malore fatale nel novembre 2008 mentre, proprio nella cittadina del Casertano, partecipava ad una manifestazione anticamorra dedicata a Roberto Saviano. Tappe intermedie del festival a Napoli, a Casalnuovo, nel castello di Ottaviano che fu del boss Raffaele Cutolo, a San Cipriano d’Aversa e a Sessa Aurunca, tutti beni confiscati alla camorra. (red)