Caserta, 28 mag – Il divario Nord-Sud, per quanto riguarda la dinamica dell’occupazione femminile, dal 2003 ad oggi è aumentato “in misura considerevole”, al punto che “l’analisi economica deve necessariamente fare riferimento ad almeno due realtà distinte: da una parte il Centro-Nord, omogeneo al contesto dell’Unione Europea, dall’altra il Mezzogiorno che, in assenza di politiche efficaci, capaci di incidere sul tessuto socio-cultuale prima ancora che su quello economico, pare destinato ad una deriva spontanea verso le economie più arretrate dell’Africa mediterranea”. Questa l’analisi contenuta nel rapporto sul Mezzogiorno 2010 dell’Ires e presentata oggi a Caserta dalla direttrice Giovanna Altieri nel corso dell’iniziativa nazionale su “Donne e Mezzogiorno”. Secondo l’istituto di ricerca della Cgil “la differenza territoriale tra tassi di attività, se letta per titolo di studio, è particolarmente rilevante nella componente a basso livello di scolarità. La partecipazione femminile tra le non scolarizzate del Sud (fino alla licenza media) raggiungeva nel 2008, nella fascia di età tra i 30 e i 49 anni, un magro 25%, contro il 63% del Nord ed il 51% del Centro”. Questo dato, “più che riflettere i diversi orientamenti culturali chiama in causa ambiti e qualità delle occasioni di lavoro offerte alle donne meridionali a basso livello di scolarità: quando ad un’occupazione modesta e insicura – rileva il rapporto Ires – corrisponde una retribuzione insufficiente a compensare il reddito equivalente al lavoro domestico e di cura a cui si rinuncia e quando il sistema di welfare non garantisce i servizi minimi di sostegno alla famiglia, non deve sorprendere lo scoraggiamento che induce molte donne a ritirarsi dal mercato, soprattutto dopo la nascita di un figlio”. (Red)