Italia, Italia e diecimila volte Italia. L’unità del Paese non si era ancora compiuta ma la sua “idea” era già così forte che in tutta la ricchissima produzione della letteratura nazionale compresa tra il 1200 e il 1861 la parola “Italia” compare circa diecimila volte. Così, ad esempio, Francesco Petrarca nel “Canzoniere” scriveva: “Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sì spesse veggio, piacemi almen che’ miei sospir’ sian qualispera ‘l Tevero et l’Arno, e ‘l Po, dove doglioso et grave or seggio. Rettor del cielo, io cheggio che la pietà che Ti condusse in terra Ti volga al Tuo dilecto almo paese”. Era l’idea di un Paese ancora lontanissimo dall’essere unito ma che già viveva nelle menti più ispirate della penisola. A loro, ai sette secoli di citazioni, è dedicata l’iniziativa della Biblioteca italiana Zanichelli che ha deciso di festeggiare i 150 anni dell’unità nazionale scoprendo come il concetto di Italia si sia sviluppato nel pensiero letterario attraverso sette secoli. Tutte le citazioni sono state raccolte e sono consultabili sul sito dei dizionari Zanichelli. Interessante è notare soprattutto l’evoluzione della parola “Italia” attraverso i secoli. “Avanti che Carlo re di Francia passassi in Italia, era questa provincia sotto lo imperio del papa, viniziani, re di Napoli, duca di Milano e fiorentini. Questi potentati avevano ad avere dua cure principali: l’una, che uno forestieri non entrassi in Italia con le arme; l’altra, che veruno di loro occupassi più stato” raccontava Niccolò Machiavelli nel “Principe”, descrivendo la situazione del Paese. Mentre nell’800, Giacomo Leopardi, nel “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani”, rilevava che “gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli si sia”. Con il concetto di “Italia” che diventava già molto più vicino a quello attuale.
(Cog – 15 mar)