“Non 5, 4, 3 Italie, ma
una sola Italia”: nel giorno del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cita Giuseppe Mazzini
richiamando il Paese a un senso comune d’appartenenza. Il capo dello Stato,
intervenuto a Montecitorio davanti alle Camere riunite, ha tenuto un lungo e
acclamato discorso, toccando punti importanti come il Risorgimento, il ruolo
della Chiesa, la memoria e la coesione nazionale. Ricordando il valore dei
protagonisti dell’unità d’Italia, Napolitano ha ricordato come la “la memoria
degli eventi” passati possa risultare “un elemento prezioso”, esortando ad
avere “orgoglio e fiducia” senza “lasciarsi paralizzare dalla retorica”. Dopo
aver citato Mazzini, il presidente ha messo in luce la “suprema sapienza della
guida politica cavouriana” e “la leggenda, non artificiosa, di Giuseppe
Garibaldi”, sottolineando come si tratti di “figure non abbastanza studiate e
ricordate”. Napolitano ha poi affrontato l’attualità politica, sostenendo che
una possibile “evoluzione federalistica” dell’Italia “potrà garantire maggiore
autonomia e responsabilità alle istituzioni regionali e locali rinnovando e
rafforzando le basi dell’unità nazionale”. In un passo successivo del suo
intervento, la prima carica dello Stato ha ringraziato papa Benedetto XVI per
il messaggio consegnatogli ieri dal segretario di Stato vaticano Tarcisio
Bertone, ricordando “il contributo fondamentale del Cristianesimo alla
formazione, nei secoli, dell’identità italiana”. Napolitano ha poi sottolineato
come “esponenti del mondo cattolico” abbiano contribuito all’affermazione della
“Costituzione Repubblicana”. Il capo dello Stato si è poi soffermato sul senso
d’appartenenza del popolo italiano, ponendo l’accento sul “senso e l’amor di
patria”, elementi centrali di queste celebrazioni. “Lo abbiamo riscoperto –
ricorda Napolitano – dopo il fascismo. È stato un valore. Quel sentimento non
può essere confuso con il nazionalismo. Non ci deve essere impaccio – ha
ammonito il capo dello Stato – nel manifestare, lo dobbiamo a quanti hanno
sacrificato la loro vita per la bandiera”. Napolitano ha poi sottolineato che
“potremo manifestare meglio” quanto più “ognuno di noi dimostrerà umiltà”. Il capo dello Stato ha poi chiuso il suo
intervento con un deciso “Viva la Repubblica, viva l’Italia Unita”. L’aula ha
infine tributato un lungo applauso al presidente della Repubblica. Prima che
prendesse la parola Napolitano, il presidente del Senato Renato Schifani ha
elogiato il ruolo svolto del presidente della Repubblica, evidenziando come “Il
Paese si riconosce nelle parole e nell’esempio del suo primo cittadino, garante
dei valori e dei rapporti costituzionali, rappresentante della Nazione, dei
suoi principi, delle sue prospettive di crescita e sviluppo”. La cerimonia è
stata invece aperta dal presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo cui
“vivere e celebrare il 17 marzo come festa nazionale è un dovere civile per
tutti gli italiani: dalla vetta d’Italia a Lampedusa”. (17 mar – Asp)