“Abbiamo smacchiato il giaguaro”. Sceglie una delle metafore da lui tanto amate e l’autoironia, facendo la parodia di se stesso nell’imitazione di Maurizio Crozza, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani per dare l’immagine della sconfitta che i ballottaggi segnano per il governo guidato da Silvio Berlusconi. Parlando davanti a una folla di militanti ed elettori festanti che gremivano piazza del Pantheon a Roma, Bersani ha sottolineato che il centrosinistra ha vinto perché è il popolo delle primarie, “non siamo quelli dell’uomo solo al comando”. Dal palco della festa che il centrosinistra ha organizzato al centro di Roma, Bersani (che per buona parte del suo discorso è stato affiancato da Romano Prodi, acclamato più volte dalla piazza) ha voluto ribadire di essere consapevole delle “responsabilità che abbiamo di fronte e abbiamo le nostra proposte, ci mettiamo al servizio della costruzione di un vero centrosinistra perché dobbiamo alzare un sogno che abbia le gambe per camminare”. Bene festeggiare quindi, ma attenti a non rilassarsi troppo, perché l’obiettivo è “mandare a casa Berlusconi” ma anche “uscire dalla malattia, far uscire dalle vene le tossine che hanno avvelenato il Paese”. Il segretario del Pd ha poi ricordato che il centrosinistra ha vinto” in 66 città di oltre quindicimila abitanti e a un confronto con le amministrative del 2006, “quando ottenemmo grandi successi” (i Comuni conquistati allora furono 55), quello di oggi è “un risultato stravolgente”. Nel pomeriggio, in una conferenza stampa organizzata nella sede romana del partito, Bersani aveva sottolineato che “il governo non ha più la maggioranza nel Paese” e aveva chiesto “a Berlusconi e al centrodestra di riflettere e prendersi le responsabilità di non arroccarsi e di non impedire che si apra una stagione nuova”. La strada maestra, aveva ribadito, sono le elezioni ma il Pd è pronto anche a considerare l’ipotesi di un esecutivo che abbia come obiettivo la riforma elettorale. Quanto alle alleanze, la linea resta quella tracciata da tempo: il Pd si rivolge “a tutte quelle forze politiche e sociali che sono disposte ad una fase di ricostruzione dopo 15 anni di populismo berlusconiano – ha ribadito Bersani -. Partiamo dal centrosinistra ma un centrosinistra che non chiuda le porte a chi guarda oltre il berlusconismo”, tenendo ben presente inoltre che “in queste elezioni si è mossa un’esigenza civica” e che per guardare oltre Berlusconi non serve “un’alchimia politicista ma bisogna affermare l’esigenza di una ricostruzione democratica e sociale del Paese”. (Pif – 30 mag)