Roma, 25 gen – All’indomani del voto del Senato che ha
portato alla caduta del Governo Prodi, le Acli lanciano un forte e accorato
appello ai partiti “e agli uomini politici più responsabili”,
perché prendano in seria considerazione, nei colloqui con il presidente della
Repubblica, l’ipotesi di un governo d’intesa, tecnico o istituzionale, in grado di
affrontare le più urgenti scadenze politiche ed economiche. Un Esecutivo che
metta mano a quelle riforme, prima fra tutte quella elettorale, di cui il Paese
ha disperatamente bisogno per non vedersi condannato ad una nuova stagione di
contrapposizione ideologica e di instabilità politica. “Una campagna elettorale
con queste regole e con il clima sguaiato che abbiamo potuto
“apprezzare” ieri al Senato – spiega il presidente delle Acli Andrea
Olivero – sarebbe insopportabile per il Paese, costretto ad assistere una replica già vista da
10 anni a questa parte, ad una politica che risulta ormai
incomprensibile per le persone. In più, per la seconda volta, i cittadini
sarebbero costretti a subire l‘umiliazione di “non scegliere” i
propri candidati e
vederseli imposti dalle segreterie dei partiti, con l’aggravante ulteriore di un sistema elettorale
votato all’instabilità”. Legge elettorale a parte, sostengono
le Acli, sono molti i nodi che rimarrebbero “drammaticamente irrisolti” se la
legislatura si interrompesse bruscamente per andare a nuove elezioni: primo tra
tutti, il
decreto per la sicurezza negli ambiti di lavoro, contro la
tragedia delle morto bianche, che doveva essere emanato entro febbraio. “Rischiamo
– dice Olivero – di dover stare altri 6 mesi senza poter applicare la legge
sulla sicurezza straordinariamente necessaria e votata tra l’altro da tutto il
Parlamento”. Quindi la questione dei contratti, dei salari e dei redditi familiari, “che era arrivata finalmente
all’ordine del giorno del governo con il coinvolgimento delle parti sociali e
sembrava dare finalmente speranze a milioni di lavoratori e di famiglie”. Ma
anche la
legge sulla cittadinanza e quella sull’immigrazione, entrambe
in dirittura d’arrivo, “alle quali – ricorda Olivero – hanno lavorato molto
anche le associazioni, per assicurare a centinaia di migliaia di persone e
famiglie ormai residenti del nostro Paese una vita normale e dignitosa, fuori
dalla logica dell’emergenza e della criminalizzazione”. C’è poi la questione dello
sviluppo, della produttività e della modernizzazione del Paese.
Le Acli invitano a prendere in considerazione la situazione internazionale di
emergenza economica e richiamano le parole di ieri del commissario europeo Joaquin Almunia,
secondo il quale nell’attuale contesto di crisi “tutti i Paesi hanno
bisogno di governi forti con il sostegno di tutte le parti del Parlamento, non
solo delle maggioranze ma anche delle opposizioni”. Una collaborazione fra
le diverse forze politiche che sarebbe invece pregiudicata dalle elezioni
anticipate. “Se si chiude e si va al voto oggi – insiste il presidente delle
Acli Andrea Olivero – ancora una volta non saremo riusciti a riformare l’assetto istituzionale e amministrativo del nostro
Paese, per renderlo, come chiedono tutti i cittadini, più efficiente e insieme
più trasparente”. “Sarebbe un fallimento che indebolirebbe
ancora le istituzioni democratiche, alimenterebbe ulteriormente la sfiducia dei
cittadini, e finirebbe per avere ricadute negative sulle stesse forze
politiche, di maggioranza e opposizione, quali che siano i risultati di una
eventuale futura tornata elettorale. A 60 anni, appena festeggiati, dalla
nascita della nostra Carta costituzionale, i partiti e gli uomini politici
sappiano dimostrare di condividerne e onorarne l’alto senso dello Stato e del
bene comune che l’ispira”.
(Sis)