Roma, 17 apr – Emiddio Bulla,
Mauro Poggia, Guglielmo Cascioli, Marcello Dell’Utri, Claudio Fancelli, Juan
Esteban Caselli, Marco Zacchera, Franco Danieli. Nomi che si intrecciano, e che
ognuno a diverso titolo compongono il fitto mosaico del dopo-voto all’estero e
delle polemiche relative ai presunti brogli elettorali, che di certo (e
purtroppo) non hanno contribuito a tenere alta l’immagine del diritto al voto
per i cittadini italiani sparsi per il mondo. I risultati, seppur a singhiozzo,
sono ormai arrivati, anche se con 27
sezioni ancora mancanti all’appello. A tenere banco sono invece ancora accuse e
sospetti e quella legge che tutti, senza esclusione alcuna, sembra si siano
convinti ormai debba essere cambiata. Lo aveva detto il viceministro uscente
Danieli prima del voto: “la legge Tremaglia va assolutamente modificata per
evitare anomalie di ogni genere”. E sempre prima del voto, aveva confermato il
responsabile esteri An-Pdl Zacchera che “cambiare questa legge deve essere un
impegno per la prossima legislatura”. A giochi fatti, è stato chiarissimo anche
uno come Claudio Fancelli, che come presidente della circoscrizione esteri
della Corte d’Appello di Roma ha monitorato tutte le fasi di spoglio e
conteggio dei voti a Castelnuovo di Porto. “Questo sistema di voto non convince
– ha detto Fancelli al Messaggero – perchè si presta già a monte a possibilità
di interferenze”. E già, perchè il sistema attuale basato sull’invio dei plichi
ai residenti italiani all’estero e il loro successivo ritorno al Consolato
lascia la scheda sostanzialmente incustodita nell’intervallo tra le due fasi:
impossibile stabilire chi effettivamente mette la croce sulla scheda prima di
rispedirla al mittente. Da qui ad accuse e tentativi di brogli, il passo è
breve. All’inchiesta aperta a Reggio Calabria e relativa a presunti
coinvolgimenti perfino della ‘ndrangheta per ‘taroccare’ 50mila voti in America
Latina ha fatto seguito l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di
Roma, meno dettagliato, basato sulle segnalazioni di scrutatori e presidenti di
seggio di schede ‘sospette’ provenienti dalla Svizzera. E mentre il senatore di
Forza Italia Marcello Dell’Utri ha presentato querela contro ignoti “affinché
vengano accertate tutte le responsabilità della fuga di notizie” sull’indagine
della procura di Reggio Calabria dopo essere stato tirato in ballo da alcune
testate, il nuovo ‘scandalo’ riguarda i candidati svizzeri dell’Udc Bulla,
Poggia (il quale anche ha prontamente smentito ogni coinvolgimento), ma anche
Cascioli (secondo una nota di Italia dei Valori) e Caselli del Pdl in Sud
America (per il quale “in un seggio sono state contabilizzate 960 schede tutte
apparentemente con la stessa grafia, e solo 26 per Pallaro” come detto da
Fancelli al Messaggero). Il coordinamento estero di Italia dei Valori ha oggi
ringraziato pubblicamente “presidenti di seggio, scrutatori e rappresentanti di
lista che sono riusciti a sventare un massiccio tentativo di broglio elettorale”
sottolineando di avere “piena fiducia nella magistratura perché confermi le
decisioni prese dai presidenti e perché individui e persegua penalmente gli
autori del tentato broglio, degno della miglior tradizione della commedia
all’Italiana di serie B”. E proprio ieri Danieli si augurava “un rapido
accertamento da parte delle autorità giudiziarie che stanno indagando sui gravi
episodi denunciati e in molti casi verbalizzati dai rappresentanti di lista in
molti seggi in America Meridionale ed in Europa”. Nel frattempo però questa
seconda prova elettorale per gli italiani all’estero, a sentire tutti gli
addetti ai lavori, non sembra aver superato l’esame dell’affidabilità. E sulla
completa ufficialità dei risultati a questo punto resta l’ombra dei chiarimenti
che verranno.
(Sis)