A quattro anni dall’incontro di Torino, il sistema Acli
(Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) si presenta al 23esimo Congresso
nazionale, in programma a Roma dal 1 al 4 maggio e dal titolo “Migrare dal
Novecento, abitare il presente, servire il futuro. Le Acli nel XXI secolo”, con
numeri importanti: 960.957 iscritti in Italia, 20.510 all’estero (su quasi 30 Paesi), 8048 strutture
territoriale, tra cui circa 4mila circoli, 105 sedi provinciali e 21 regionali.
Per il presidente Andrea Olivero, che ha tenuto una conferenza stampa di
presentazione del Congresso presso la sede della Fnsi a Roma “questi numeri ci
danno la misura di un radicamento ampio delle Acli sul territorio, sia in
termini di iscritti che di strutture di base. Un radicamento che ovviamente ci
dà forza, ma non ci illude. Perché da una parte ci spinge verso una grande
responsabilità, cioè quella di rappresentare gli interessi e le aspirazioni di
questi cittadini, dall’altra ci spinge nella convinzione di dover anche noi
‘migrare dal Novecento’ per innovare la nostra presenza sul territorio,
intercettare i nuovi bisogni per ricostruire un’identità culturale e politica
solidale”. Per migliorare il livello organizzativo in maniera capillare, il
presidente Olivero propone il modello dei circoli “perché ancorati ai territori
e per questo più vicino agli associati, assumendo una vera e propria valenza
identitaria. Bisogna costruire e valorizzare le reti nazionali Acli su aspetti
di partecipazione, solidarietà e volontariato”. Uno dei temi particolarmente a
cuore al presidente Olivero è quello della rappresentanza dei lavoratori, che
andrebbe affrontata attraverso tre approcci: quello “globale”, seguendo un
percorso di tracciabilità sociale per ogni prodotto; quello fatto di “contrattazioni”, che vada a
modificare la tutela dei lavoratori sul territorio nazionale; infine, quello
della costituzione di un’unità sindacale, ridiscutendo l’organizzazione dei
sindacati. Su questo ultimo approccio, Olivero propone di creare unità tra i
nuovi lavoratori (precari, atipici ecc..), in modo che venga posizionata come
elemento centrale del nostro Paese. Per quanto riguarda l’evidente scollamento
fra politica e associazionismo il presidente Olivero, riprendendo una frase di
Aldo Moro secondo il quale “è stato fatto tanto per la democrazia politica e
poco per la democrazia sociale”, afferma:”Le associazioni Acli costituiranno a
breve una fondazione intitolata ad Achille Grandi, nella quale associazioni e
politici possano trovare un punto d’incontro e di confronto, per colmare
l’attuale lontananza che intercorre fra queste due posizioni”. Ritornando
all’imminente apertura del 23esimo Congresso nazionale, il presidente Olivero
sottolinea la coincidenza con il primo maggio, Festa dei Lavoratori, battezzata
nel 1955 dalla Chiesa e da Pio XII quale festa liturgica di “San Giuseppe
Artigiano”, proprio su richiesta delle Acli, che in quell’anno celebravano il
primo decennale dell’associazione. “Il Congresso nazionale – ha spiegato
Olivero – giunge al culmine di un lungo e avvincente processo democratico che
coinvolge tutti i territori, dai circoli alle sedi provinciali e regionali,
importante per le Acli ma utile anche per il Paese, che oggi più che mai ha
bisogno di riscoprire la passione per la partecipazione, l’abitudine alla
democrazia, un modello credibile di rappresentanza”. “Oggi che i modelli della rappresentanza
istituzionale, politica e sociale, come dimostrano anche le ultime elezioni,
attraversano una fase di crisi e di forte trasformazione, – continua il
presidente in carica – anche noi ci sentiamo messi in discussione, ma siamo al
contempo convinti che la società civile debba muoversi, perché la democrazia
diventi sociale, cioè finalizzata all’uomo”. Proprio in relazione ai risultati
delle ultime elezioni, è stata posta la domanda riguardante il nuovo rapporto
che le Acli dovranno stringere con gli esponenti della nuova classe di governo.
Il presidente Olivero ha manifestato la sua fiducia nella possibilità di
raggiungere un punto d’intesa con il nuovo governo, poiché “ha il dovere di
rappresentare tutti e uno scollamento sarebbe inteso come un passo indietro per
il nostro sistema”. Parimenti, sul rapporto con il neo sindaco di Roma Giovanni
Alemanno, Olivero ha affermato che si insisterà sul tema della sicurezza:”Non
solo fisica ma anche sociale in favore di colore che hanno maggiori difficoltà,
come è il caso delle popolazioni Rom che va affrontato in maniera solidale”.