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FARNESINA, FRATTINI: NATO STRUMENTO DEMOCRAZIA

it@withub.it by it@withub.it
11 Maggio 2009
in Protagonisti
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Il Ministro del Lavoro Olaf Scholz (SPD) appoggia la candidatura di<br /> Matteo Neri a segretario nazionale del PD GermaniaRoma, 11 mag – “La storia insegna che, una volta scomparso
il nemico comune, le Alleanze si sciolgono. Non è accaduto alla Nato che
quest’anno festeggia il suo Sessantesimo anniversario. Come mai?  Che cosa spiega non solo la sopravvivenza
della Nato, ma la sua intatta e persino accresciuta vitalità e utilità? Il
punto di partenza è la capacità di adattamento che l’Alleanza è riuscita a
dimostrare in questi primi vent’anni dalla caduta del muro di Berlino.
Vent’anni in cui la storia, anziché “finire”, ha piuttosto accelerato il passo,
costringendo i governi e le istituzioni regionali e internazionali a continui
adattamenti”. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, in un suo
intervento pubblicato questa mattina dal quotidiano il Tempo. “Tra le
organizzazioni regionali – scrive Frattini – la Nato è forse quella che più di tutte è stata
chiamata a trasformare e allargare le proprie funzioni. All’indomani del
secondo conflitto mondiale e nel clima della guerra fredda il compito
dell’Alleanza, mantenuto poi nei successivi quarant’anni, era, come sosteneva
il suo primo Segretario Generale, Lord Ismay, di «keep the Russians out, the
Americans in and the Germans down»: in altre parole l’Alleanza serviva, grazie
alla supervisione e all’ombrello protettivo americano, a prevenire un nuovo
conflitto tra i paesi europei e un’espansione dell’influenza sovietica in
Europa.  Oggi, con l’Europa ormai
riconciliatasi e la Russia
postcomunista non più nemica, la
Nato
assolve a tutt’altre funzioni, che la legittimano come
un attore centrale in tutte le principali iniziative di stabilizzazione del
contesto internazionale”. Per quanto riguarda il punto di vista italiano, per
il ministro degli Esteri “la Nato
significa soprattutto quattro cose: è una “comunità delle
democrazie”; una indispensabile forza di pacificazione nelle aree di
instabilità; un legame indispensabile tra Stati Uniti ed Europa; uno strumento
di outreach, cioè di raccordo e dialogo con la Russia il cui pieno
coinvolgimento nella sicurezza europea l’Italia considera indispensabile. Il
suo essere, ancor prima di tutto, una “comunità delle democrazie”,
una famiglia, in continua espansione, di paesi che condividono valori e
principi comuni, è il principale punto forza dell’Alleanza. Eravamo in dodici
nel 1949, siamo oggi in ventotto, e continueremo a espanderci con l’inclusione,
che auspichiamo vivamente, di tutti i paesi dei Balcani occidentali. Per i
Balcani, area di interesse strategico per l’Italia, il richiamo della Nato è
forte ed è visto, anche sul piano simbolico, come uno strumento indispensabile
per “ritornare in Europa”, a maggior ragione quando l’Unione Europea
balbetta sul processo di allargamento, causa la miopia politica di alcuni suoi
membri.  Non vi è alcun dubbio: la
principale sfida della Nato, per quanto riguarda la stabilizzazione
internazionale, è oggi l’Afghanistan, una missione cruciale, dal cui successo
dipende la sicurezza di tutti noi. 
L’Isaf è la più importante missione che l’Alleanza abbia, mai svolto
“fuori area”, e a cui l’Italia orgogliosamente partecipa con 2.800
uomini. Una missione a cui partecipano quaranta paesi, non solo quindi quelli
europei. La sua funzione è indispensabile per rimettere in piedi un paese
martoriato da trent’anni di guerre civili e che proprio per la sua cronica
instabilità interna è diventato negli anni scorsi un santuario di terroristi ed
estremisti in grado di agire ovunque, anche a casa nostra, come la tragica
esperienza degli attentati alle Torri Gemelle, gli attentati di Madrid e Londra
ci ricordano. Ricostruzione e sviluppo dell’Afghanistan non sono possibili
senza ristabilire le essenziali condizioni di sicurezza. Ed è questo il compito
a cui la Nato
sta assolvendo in raccordo con le embrionali istituzioni democratiche e con le
popolazioni locali. Alle critiche strumentali sulla presenza dell’Alleanza in
Afghanistan rispondo con una semplice domanda: chi altri in assenza della Nato
sarebbe oggi in grado di assolvere a queste delicate funzioni?”.   “Quale
altra istituzione possiede – si chiede Frattini – l’esperienza e competenza per
portare avanti un programma ambizioso – come la Nato sta facendo – per la formazione
dell’esercito e della polizia afghani onde consentire di consegnare agli
afghani stessi le chiavi della sicurezza del proprio paese? Analoga attività di
formazione delle forze di sicurezza locali e, con un importante contributo
dell’Italia, la Nato
sta svolgendo anche in Iraq. L’Alleanza resta uno strumento centrale per
mantenere saldo l’asse transatlantico, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa,
che assume per noi oggi, nel mondo multipolare, un’importanza ancora
maggiore.  È attraverso l’interazione
quotidiana alla Nato che americani ed europei armonizzano le rispettive visioni
e coordinano le azioni comuni. La
Nato
resta quindi l’unico e indispensabile strumento di
quotidiano raccordo transatlantico. Senza di esso e senza il nostro, europeo,
contributo operativo alla “produzione” di sicurezza internazionale –
dall’Afghanistan ai Balcani – gli Stati Uniti probabilmente si rivolgerebbero
altrove, verso l’Asia, con la conseguente marginalizzazione dell’Europa dagli
affari internazionali.  L’Unione Europea,
ancora in fase di consolidamento interno, di per sé non sarebbe sufficiente a
salvare l’Europa dall’irrilevanza politica sul piano internazionale: per conservare
una sua centralità quest’ultima ha quindi bisogno di consolidare la Nato e il rapporto tra
quest’ultima e l’Unione Europea.

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