Roma, 5 lug – Per uno
straniero su 10, l’Italia è sinonimo di “buon cibo” e quanti hanno avuto la
possibilità di trascorrere una vacanza nel BelPaese promuovono la nostra cucina
con un 8 pieno. Non a caso, le nostre produzioni agroalimentari sono anche le
più imitate o “taroccate” al mondo. E a rimetterci non è solo il palato di
ignari consumatori stranieri, convinti di acquistare vero prodotto made in
Italy, ma anche il bilancio del settore agroalimentare, paradossalmente
“derubato” di potenziali 50 miliardi di euro (tale la stima di Coldiretti del
fatturato globale delle imitazioni o delle contraffazioni di prodotti
tricolore). E visto che l’Italia è la prima destinazione per vacanze
enogastronomiche proposte dal turismo organizzato internazionale, vale la pena
– questa l’idea del progetto “Ospitalità italiana, Ristoranti italiani nel
mondo” – di far “assaggiare” a quanti sognano un viaggio in Italia i sapori più
genuini del nostro Paese, promuovendo in questo modo i territori e l’Italian
way of life nel suo complesso. Come? Attraverso i più incisivi ambasciatori del
gusto e del palato, cioè i ristoranti italiani all’estero, che oggi hanno la
possibilità di certificare la propria “italianità” e la qualità dei prodotti
offerti alla clientela con un bollino DOC. Il progetto, curato da Unioncamere,
si avvale del supporto operativo di Isnart (Istituto Nazionale Ricerche
Turistiche), del coinvolgimento della rete delle Camere di commercio italiane
all’estero, coordinate da Assocamerestero, e del contributo delle associazioni
imprenditoriali di settore, in particolare della Fipe, e vede la collaborazione
dei Ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico, dei Beni culturali e del
Turismo, i cui rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo
dell’iniziativa.