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EMIGRAZIONE: PROPOSTA PD, VOTO PIU’ SICURO E SCRUTINI PIU’ VELOCI

it@withub.it by it@withub.it
29 Luglio 2010
in Protagonisti
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Roma, 29 lug – Il Partito democratico ha presentato alla
Camera e al Senato una proposta di riforma del voto all’estero del Pd che ha
come primi firmatari rispettivamente i capigruppo del Pd alla Camera Dario
Franceschini e al Senato Anna Finocchiaro. La proposta di riforma è stata
firmata, tra gli altri anche dal segretario del Partito democratico Pier Luigi
Bersani. La proposta prevede all’articolo 1, per superare il problema della
formazione delle liste elettorali, “l’istituzione di un apposito elenco dei
cittadini italiani residenti all’estero che manifestano la volontà di
esercitare il diritto di voto direttamente dal paese di residenza, tenuto
presso  l’ufficio elettorale istituito in
ciascun Consolato”, sistema che risolverebbe “il problema della certezza del
voto”. Con l’articolo 2, si prevedono le nuove modalità di stampa ed invio dei
plichi elettorali. Con le modifiche introdotte, “il Ministero degli interni
provvede direttamente alla stampa e alla consegna del plico elettorale agli
uffici elettorali consolari entro il ventitreesimo giorno prima della data
stabilita per le votazioni in Italia. Il plico deve essere nominativo e
sigillato, contenere il certificato elettorale, la scheda elettorale, la
relativa busta ed una busta affrancata recante l’indirizzo dell’ufficio
consolare competente”.  Con gli articoli
3 e 4, vengono introdotte disposizioni per garantire un più elevato livello di
sicurezza e controllo delle operazioni di voto. Nello specifico, “viene
stabilito che non oltre diciotto giorni prima della data stabilita per le
votazioni in Italia, ciascun ufficio elettorale consolare, sotto il controllo
del Comitato elettorale appositamente istituito, provvede ad inviare agli
elettori all’estero, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o con altro
sistema che né attesti la ricezione da parte dell’elettore stesso, il plico
nominativo pervenuto dal Ministero dell’interno.

Una volta espresso il proprio voto sulla scheda elettorale,
l’elettore è tenuto ad introdurre nell’apposita busta la scheda o le schede
elettorali, a sigillare la busta, ad introdurre nella busta affrancata
unitamente al tagliando staccato dal certificato elettorale, debitamente
firmato e con l’indicazione del numero identificativo del proprio passaporto o
della carta d’identità o di altro documento d’identità valido rilasciato dal
Paese di residenza e riconosciuto dal ministero dell’Interno, e a spedire il
tutto all’ufficio elettorale consolare competente non oltre il decimo giorno
precedente la data stabilita per le votazioni in Italia”. Con l’articolo 5, al
fine di migliorare le operazioni di scrutinio dei voti, assai confuse nelle
precedenti tornate elettorali, “si prevede l’istituzione presso le Corti di
Appello di Roma, Firenze, Milano e Napoli, degli uffici centrali per la
circoscrizione estero, ciascuno competente per una delle ripartizioni estere.
Presso ciascuno degli uffici centrali per la circoscrizione estero è costituito
un seggio elettorale per un minimo di duemila e un massimo di tremila elettori
residenti all’estero”.  L’articolo 6 prevede
che a ciascuno degli uffici centrali per la circoscrizione estero spetta il
compito di proclamare gli eletti nell’ambito della ripartizione di competenza.
L’articolo 7 prevede che la pubblicità sulle elezioni all’estero deve essere
garantita anche sui giornali locali, anche non di lingua italiana.

 “La presentazione da
parte di un progetto di legge sul voto all’estero costituisce un fatto di
rilevante spessore politico – ha spiegato  a Nove Colonne Fabio Porta, deputato del Pd
eletto all’estero – In primo luogo perché è la prima volta che i gruppi
parlamentari di un partito presentano contemporaneamente alla Camera e al
Senato un importante provvedimento legislativo riguardante gli italiani
all’estero.  In secondo luogo per
l’autorevolezza politica dei firmatari: i due capi-gruppo Franceschini e
Finocchiaro, insieme al Segretario del partito Bersani e a tutti i parlamentari
eletti all’estero. Infine per il metodo seguito per la presentazione della
legge: un lavoro comune, che ha coinvolto non solo i parlamentari ma anche
tutti i livelli in Italia e all’estero dell’organizzazione del partito”. Laura
Garavini, eletta in Europa, si dice convinta che“con la proposta Pd avremo una
spedizione dei plichi molto più sicura. Non verrebbero più mandati a tappeto,
ma solo a quegli italiani residenti all’estero che si siano iscritti
precedentemente nella lista elettorale. Ugualmente importante è che viene
mantenuto sia il voto democratico per corrispondenza che lo spoglio centrale in
Italia, fondamentale per evitare brogli in periferia dove non può essere
garantita sempre e dappertutto la sorveglianza necessaria”. Secondo Marco Fedi,
eletto nella ripartizione Oceania, “sarà utile partire con una discussione sui
punti di convergenza e sulle diversità tra le varie proposte di legge, per
arrivare a predisporre un documento di analisi e formulare una proposta del
Comitato per le questioni degli italiani all’estero”.

(Sis/Ram)

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