Roma, 17 nov – “Non è un momento bello quello che attraversiamo, e l’immagine del nostro paese nel mondo subisce un durissimo colpo e noi che viviamo nel mondo ne risentiamo forse più di tutti. Una immagine che provoca, come ha affermato il ministro Frattini, danni a cittadini e imprese, e sentiamo tutta l’amarezza. Risentiamo tutta l’amarezza, tutto il disagio e la portata negativa. Spesso l’immagine dell’Italia per noi che viviamo all’estero si declina e si traduce anche in un sentimento di umiliazione”. Lo ha detto il segretario generale del Cgie Elio Carozza, aprendo la sua relazione all’assemblea plenaria del Consiglio generale degli Italiani all’estero. Carozza ha ricordato che “dalla prima conferenza dell’emigrazione italiana del lontano 1975 al 2008, gli italiani all’estero hanno visto un lento ma progressivo riconoscimento, ma in questi ultimi anni viviamo un paradosso. Nello stesso momento in cui gli italiani all’estero vedono completato il loro sistema di rappresentanza, inizia lo smantellamento e il ridimensionamento delle politiche e dei diritti. Dal 2008 si smantella la rete consolare, senza offrire realmente e seriamente nessuna alternativa, e si attacca frontalmente la rappresentanza generale. In questo contesto la questione ‘italiani all’estero’ rischia di essere messa definitivamente fuori dall’attenzione istituzionale”. Per domattina il Cgie ha annunciato una replica delle proteste già messe in scena a Vancouver e Francoforte in occasione delle Continentali. “Dovremmo prendere atto che purtroppo solo in sede di Cgie e di Comites si discute e si affrontano le questioni degli italiani all’estero. Le riunioni delle commissioni continentali hanno visto una forte mobilitazione e una massiccia partecipazione di connazionali che vivono nel mondo. Furono momenti di protesta ma soprattutto di forza e di volontà, di forti e sentiti segnali di legame delle nostre comunità”. Nonostante gli attacchi, e non ultime le richieste di abolizione del Cgie, secondo Carozza “abbiamo fatto il nostro dovere, siamo stati dalla parte degli italiani che vivono nel mondo. L’ampia partecipazione rappresenta la volontà degli emigrati di essere riconosciuti cittadini a pieno titolo, per il potenziale che esprimono e che consegnano all’Italia”. Insomma, “siamo un Cgie che ha dimostrato nei fatti di essere capace di guardare al futuro. Abbiamo sottoposto le nostre analisi, le nostre riflessioni e proposte attraverso documenti che sono stati portati all’attenzione del parlamento e del governo. Siamo l’istituzione cui il Parlamento ha affidato la rappresentanza generale degli italiani all’estero. Non ci rassegneremo, continueremo con determinazione il nostro compito, convincere il nostro paese a investire su questo patrimonio, senza quale il sistema paese – spiega riferendosi alla nascitura nuova direzione generale – nascerà molto debole”. Dopo aver ricordato la necessità di continuare a dialogare con le Regioni, il ruolo delle quali muterà significativamente “in visione della riforma federalista”, Carozza ha puntato l’attenzione sulla stretta attualità. “Ci ritroviamo oggi in una situazione ancora peggiore rispetto a un anno. La finanziaria 2011 ridimensiona ulteriormente i capitoli di spesa destinate alle politiche e interventi per gli italiani all’estero. Certo si sacrifici sono chiesti a tutti gli italiani, ma come non rilevare l’inadeguatezza di partenza degli stanziamenti? Questo metodo di tagli lineari a ripetizione, frutto di una rinuncia da parte del governo a tenere presente i bisogni del paese, deriva da un concetto che è al di fuori di ogni considerazione di buona governance. Come non tenere conto che in solo tre anni gli stanziamenti reali in favore delle nostre comunità hanno subito un taglio che supera il 50%? Il bilancio 2008 stanziava circa 60 milioni, oggi arriviamo appena a 29 milioni”. Infine, il caso del rinnovo di Comites e Cgie. “Dalla Commissione continentale del Canada, alcuni giovani con una raccolta di firme hanno chiesto che le elezioni vengano convocate il più presto possibile. Noi sosterremo con forza e convinzione questa iniziativa. Si era detto, con formula ricattatoria, che si sarebbe andato ad elezioni solo dopo il cambio della legge elettorale. Ci era stato detto che era questione di settimane, siamo stati aperti al dialogo. Oggi con la crisi, si allontana ulteriormente la possibilità di riforma. Chiediamo che rinnovi siano indetti al più presto possibile”. (Sis)