Reggio Emilia, 21 gen – “La velocità con la quale
abbiamo lavorato negli anni scorsi è stata possibile anche grazie a un bilancio
che ha sempre avuto una accelerazione. Ora dobbiamo fare molte e preziose cose
con meno risorse di prima, continuando a mettere a frutto le risorse già
presenti in Regione, valorizzare di più e meglio le risorse estere e i progetti
delle associazioni regionali. Se per uscire dalla crisi internazionale c’è
bisogno del rilancio dei territori e delle loro eccellenze, forse anche quel
pezzetto di politica estera che è costituita dal nostro lavoro, può servire
alla nostra economia”. Lo ha detto la presidente della Consulta degli
emiliano-romagnoli nel mondo, Silvia Bartolini, aprendo la due giorni della
Consulta a Reggio Emilia. “Quello che ho considerato pesante – ha detto la
Bartolini – è il clima che si è generalato attorno alle politiche rivolte agli
italiani all’estero, e il ritenere da parte di qualcuno che i tagli alla
Consulta siano punitivi. In questi anni siamo passati dalla retorica più
incredibile, ascoltata ai tempi della approvazione della legge sul diritto di
voto per corrispondenza attribuito agli italiani all’estero, ai tentativi di
azzerare Comites e Cgie con un colpo di spugna. Si è passato dal pensare a una
concessione della cittadinanza italiana sin troppo ampia rispetto al sentimento
di italianità che poteva trovare soddisfazione con la sola partecipazione alle
iniziative italiane all’estero, alla chiusura di consolati come quello di
Liegi, terra con una rilevantissima presenza di italiani, e al taglio drastico
di finanziamenti ai corsi di italiano all’estero che sono uno straordinario
volano per promuovere la cultura italiana all’estero”. La presidente ha poi
commentato l’importanza della scelta della sala del Tricolore di Reggio Emilia
per la riunione della Consulta: è lì che due settimane fa il Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano ha reso omaggio proprio al tricolore e ai suoi
150 anni, gli stessi dell’unità d’Italia, lanciando un forte messaggio di
impegno per le celebrazioni. “Anche noi abbiamo voluto accogliere l’invito di
Napolitano – ha spiegato la presidente Silvia Bartolini – Personalmente,
auspico una grande, unica e unita comunità di italiani, compresi i nuovi
cittadini che lavorano da noi provenendo da altri paesi del mondo, compresi i
bambini e i giovani nati in Italia da genitori stranieri, e tutti gli italiani
che risiedono all’estero, gli oriundi che sono anch’essi parte della nostra
comunità, come dal 2004 recita lo Statuto della Regione Emilia-Romagna”. Quanto
agli emiliano-romagnoli emigrati, infatti, “sono loro che diffondono nel mondo
la cultura e la cucina, la musica e la geografia, il sistema produttivo e il
buongoverno regionale, tanto da ostentare con orgoglio la propria provenienza
emiliano-romagnola. Tramite loro si diffondono la lingua e il ‘made in Italy’,
e anche le tradizioni e l’apertura mentale, la capacità di tenere insieme sviluppo
e solidarietà, etica e gioia di vivere, propria di questa regione”. Per questo,
spiega la Bartolini, “occorre non disperdere ma rinsaldare i legami con le
comunità all’estero. Le centotrentamila persone sparse nel mondo a noi
direttamente legate, andrebbero a costituire, se si riunissero tutte nello
stesso posto, un’altra città, grande come Ferrara, da aggiungere ai nuovi
capoluoghi di provincia e a tutti i residenti della regione. Un immenso
patrimonio di storie e persone, di legami e occasioni, che spetta alla Consulta
gestire”.
(Sis / Cle)