Roma, 24 dic – Napoleon all’apparenza non ha niente per cui essere infelice. È sposato, ha successo, per lavoro “motiva” le persone. C’è questa cosa di avere dei figli, però, che gli fa paura, una maledetta paura. Aretha fa la poliziotta ma da quando ha perso sua figlia Olivia niente è come prima. Emily “è bella, una cascata di capelli biondi, occhi grandi e fragili di chi ormai si è rassegnato a fare lo spettatore, di un colore chiaro e liquido che si confonde con i riflessi dell’acqua e la malinconia di chi ne ha vista passare troppa senza avere avuto la possibilità di bagnarsi”. Emily era un’atleta. Tutto era cominciato per caso, da una passione pericolosa che da bambina la spingeva a camminare su una trave a svariati metri d’altezza nel fienile della fattoria di famiglia. E così sulle travi continuò a camminarci, ma stavolta nelle palestre. Arrivarono le gare, le competizioni, arrivò pure l’adolescenza, le prime storie, quasi sempre da amante. Arrivò anche quel maledetto incidente: così, da quel momento, è in sedia a rotelle. Daniel è un ragazzino sovrappeso e malato di diabete. I suoi genitori hanno l’idea geniale di farlo diventare un divo della pubblicità. Mentre per i suoi compagni è solo un ragazzino ciccione a cui combinare le peggio malefatte. Tutti e quattro in comune hanno una cosa: vogliono farla finita. Se non che un misterioso signore di mezz’età li convince a fare un accordo. Prendersi ancora sette giorni prima di troncare le proprie esistenze. Una settimana, e poi dovranno prendere una decisione: sarà l’ultimo giorno della loro vita o il primo di una nuova? Mentre il suo successo cinematografico Perfetti sconosciuti sta sbancando al botteghino in Cina e diventando oggetto di remake in svariate parti del mondo, Paolo Genovese cambia veste e si propone come scrittore con il romanzo “Il primo giorno della mia vita” (Einaudi). (SEGUE)