Il centro-destra riflette. Discute e si interroga, per la seconda volta in poco più di 15 giorni, sull’esito dei referendum che hanno bissato la sonora sconfitta incassata alle amministrative di maggio. Lo fa Berlusconi, e lo fa soprattutto Bossi, nuovamente sotto i riflettori perché la sua Lega Nord – a detta di tanti – sarebbe l’unica componente in grado di far naufragare definitivamente il governo e mandare l’Italia nuovamente alle urne. Né Bossi né Berlusconi erano presenti al Consiglio dei ministri che stamattina ha discusso il “decreto legge recante Norma interpretativa in tema di classificazione di rifiuti particolari”. Ed era assente pure Maroni. Nessuna interpartitica dunque, almeno per ora. Di sicuro i leader di Pdl e Lega si vedranno spesso prima del 21 e 22 giugno, date diventate cruciali per l’esecutivo. Perché al Senato e alla Camera si discuterà – anche su indicazione di Giorgio Napolitano – del nuovo esecutivo formato con “i Responsabili” nel corso della verifica parlamentare che, di fatto, sarà una verifica di governo. L’impressione, poi, è che tutte le forze di governo siano con le antenne ritte e in assetto antisommossa. Da una parte i leghisti spingono per riforme vere e immediate, come suggerito da Giacomo Stucchi, segretario dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio: “La Lega Nord non ha nessuna intenzione di continuare a subire nel prossimo futuro altri risultati elettorali negativi. Per questo l’intervento del segretario federale Umberto Bossi, domenica prossima a Pontida, con le proposte che saranno avanzate per dare risposte concrete alle esigenze della nostra gente, segnerà un punto di svolta. La Lega non sta al Governo per galleggiare”. Dall’altra i pidiellini intimano pazienza e spiegano, come fa il ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, che “né Pontida né l’esito del referendum che il Pd ha voluto politicizzare, devono mettere in discussione la tenuta del governo. Bisogna evitare che le strumentalizzazioni si incuneino dentro a una maggioranza che non ha alternative e che è nelle condizioni di fare le riforme”. (14 giu – Ram)