Se siete tentati di fingervi malati per godervi una bella giornata estiva, fate attenzione. Uno studio commissionato da CareerBuilder.it dimostra che l’onestà paga. Quasi la metà dei datori di lavoro italiani (il 45%) ha, infatti, controllato un dipendente che si era dato per malato. Inoltre, il 17% dichiara di aver licenziato un dipendente che non aveva una motivazione valida per giustificare la propria assenza dal lavoro. Lo studio è stato condotto nel periodo dal 17 novembre al 17 dicembre 2010, e ha coinvolto 112 manager italiani in rappresentanza di tutti i principali settori industriali. I datori di lavoro che sospettano che uno dei propri dipendenti abbia finto di essere malato per stare a casa hanno diverse tattiche per controllare quest’assenza, specialmente se il dipendente è un’assente ingiustificato “cronico”. Il 22% degli intervistati ha, infatti, richiesto il certificato medico mentre l’8% ha chiamato il dipendente, o l’ha fatto chiamare da un collega. “Molti datori di lavoro stanno applicando delle politiche di assenza più flessibili, specialmente negli ultimi anni – dichiara Corrado Tirassa, amministratore delegato di CareerBuilder Italia – La maggioranza dei datori di lavoro (81%) permette ai dipendenti di utilizzare giorni di malattia per scaricare lo stress e ricaricare le energie. Se si ha, quindi, bisogno di un giorno lontano dall’ufficio, la scelta migliore è essere onesti”. Dall’indagine emergono anche molte curiosità, legate soprattutto alle motivazioni più bizzarre utilizzate dai lavoratori per giustificare il giorno di assenza al lavoro. Così, ad esempio, si scopre che c’è chi ha spiegato di essere rimasto bloccato con il piede nel Wc, slogandosi una caviglia, e chi è stato colpito da uno nano da giardino caduto dal balcone di un condomino. Qualcuno ha ammesso di aver dormito poco a causa di brutti incubi e altri, semplicemente, dovevano accompagnare la mamma a fare shopping.
(30 giu – Cog)