Senza licenza per il trasporto di passeggeri e sovraccarica. Sono gravissime le responsabilità che emergono intorno alla tragedia della nave da crociera ‘Bulgaria’, affondata ieri alle 13.30 ora locale sul fiume Volga, vicino al villaggio di Syukeyevo, nel Tatarstan, causando la morte di circa 110 persone, tra cui 30 bambini. L’imbarcazione, costruita nell’ex Cecoslovacchia nel 1955, era salpata da Bolgar alla diretta alla volta di Kazan, con un motore rotto e 25 passeggeri sarebbero stati privi di biglietto. Mentre sono circa 80 i passeggeri salvati durante le operazioni di soccorso, non è ancora definitivo il numero delle persone presenti a bordo della Bulgaria, al momento della tragedia, con cifre che variano da 185 per arrivare fino a 208. Sul natante i passeggeri consentiti dopo la modernizzazione della nave sarebbe stato di 140 unità.
Al momento sono stati recuperati soltanto 41 corpi perché le altre vittime sono rimaste intrappolate all’interno dell’imbarcazione. Le autorità russe hanno per questo deciso di riportare in superficie il Bulgaria, che si trova a circa 20 metri di profondità sul letto del fiume più lungo d’Europa. Il ministro russo delle situazioni di emergenza, Serghiei Shoigu, ha affermato che le operazioni cominceranno nelle prossime ore: due gru galleggianti arriveranno da Volgograd, insieme ad alcune chiatte, che poi rimorchieranno la nave da crociera in fondali più bassi consentendo il recupero dei cadaveri. (Kat, 11 lug)