Fabrizio De André è oggi l’artista italiano più collezionato in assoluto, predominio che fino a qualche anno fa era detenuto da Lucio Battisti e Renato Zero. Dall’inizio del 1999, anno della sua scomparsa, i ricercatori di materiale discografico riguardante l’artista genovese sono aumentati in modo esponenziale; alcune sue lacche contenenti brani inediti possono essere pagate decine di migliaia di euro. I suoi primi 45 giri, stampati dalla piccola etichetta romana Karim, oggi hanno una quotazione con base di partenza 400 euro. Una vera e propria sorpresa se si considera che in quei suoi primi anni di attività come cantautore anticonvenzionale, censurato e che non godeva di alcuna forma di promozione radio-televisiva, le vendite dei suoi dischi erano bassissime e spesso, a qualche mese dalla pubblicazione, le molte copie invendute finivano sulle bancarelle dei mercati a prezzi bassissimi. A partire dagli anni Settanta, periodo in cui De André iniziò a conoscere un vasto successo popolare, qualche emissione particolare iniziò ad essere considerata materiale ricercato e di difficile reperibilità. Ne è un esempio l’edizione speciale dell’omonimo album del 1981, contraddistinta dal disegno dell’indiano in copertina; stampato in poche centinaia di copie per un concerto che lo stesso cantautore tenne a Merano, con una cornice di finto legno e in vinile di colore blu, il disco oggi ha una quotazione con base di partenza di 3.000 euro. Le rarità di De André sono oggetto di un ampio servizio sul numero di luglio/agosto del mensile Raro! in vendita in questi giorni. Nello stesso numero, focus sul synth-pop anni ’80 con la discografia UK degli Eurythmics. (red – 18 lug)