“Il magistrato deve assicurare – in ogni momento, anche al di fuori delle sue funzioni – l’imparzialità e l’immagine di imparzialità su cui poggia la percezione che i cittadini hanno della sua indipendenza e quindi la loro fiducia”. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’incontro al Quirinale con i magistrati ordinari in tirocinio nominati con il decreto ministeriale dell’agosto del 2010. Secondo Napolitano vanno dunque evitate “condotte che comunque creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura”. “Ciò accade ad esempio – ha precisato il Capo dello Stato -, quando il magistrato si propone per incarichi politici nella sede in cui svolge la sua attività oppure quando esercita il diritto di critica pubblica senza tenere in pieno conto che la sua posizione accentua i doveri di correttezza espositiva, compostezza, riserbo e sobrietà”. “Fin dal 2007 – ha continuato Napolitano – ho invitato i magistrati a ispirare le proprie condotte a criteri di misura e riservatezza, a non cedere a fuorvianti ‘esposizioni mediatiche’, a non sentirsi investiti di ‘improprie ed esorbitanti missioni’, a non indulgere in atteggiamenti protagonistici e personalistici che possono mettere in discussione la imparzialità dei singoli, dell’ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale. L’affermazione e il riconoscimento del ruolo dei magistrati non può prescindere dal rispetto dei limiti che, di per se stesso, tale ruolo impone”. (21 lug – Clr)