Un’inchiesta formale alla Nato per fare chiarezza sulla vicenda riguardante i soccorsi all’imbarcazione partita dalla Libia con circa 300 persone a bordo. L’ha chiesta il ministro degli Esteri Franco Frattini, in seguito alle accuse rivolte alla Nato per il mancato soccorso da parte di un’unità militare dell’Alleanza atlantica al barcone di migranti partito dalla Libia e rimasto alla deriva per molte ore in acque libiche, circa 9 miglia a sud di Lampedusa. Le persone a bordo, soccorse ieri pomeriggio dalla Guardia Costiera, erano gravemente disidratate e in gravi condizioni di salute. Dopo una prima verifica della Farnesina e della Nato a Bruxelles annunciata ieri sera, oggi il capo della Farnesina ha dato istruzioni al rappresentante permanente italiano presso la Nato di chiedere un’inchiesta formale per l’accertamento della dinamica di quanto accaduto. Il ministro ha anche chiesto all’ambasciatore Sessa di sollecitare una discussione all’interno dell’Alleanza Atlantica per il possibile adeguamento del mandato della missione di salvaguardia delle popolazioni civili in Libia, sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite 1970 e 1973, “affinché – spiegano dalla Farnesina – vengano opportunamente considerate la tutela e soccorso anche di coloro che per cause belliche sono costretti a fuggire su barconi mettendo a rischio la propria incolumità”. Nel frattempo dallo Stato maggiore della Difesa assicurano che le navi militari italiane non sono coinvolte nel presunto mancato soccorso al battello. La notizia arriva dal capo di Stato Maggiore, Biagio Abrate dopo aver sentito i vertici della Marina Militare italiana che hanno “escluso qualsiasi coinvolgimento nella vicenda da parte delle unità italiane”. Abrate ha inoltre chiesto alla Nato “un’azione di sensibilizzazione sull’aspetto umanitario delle operazioni in atto” e chiarisce che “in caso di richiesta di soccorso, le unità navali nazionali, come quelle di tutte le altre nazioni, agiscono in maniera tempestiva in aderenza agli accordi internazionali e al codice della navigazione, con esplicito riferimento alla salvaguardia della vita umana in mare”.
(Cle – 5 ago)